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Prostituzione, la tratta delle minorenni africane tra mafie e social network

Le parole del Papa contro il traffico di esseri umani rompono il silenzio su un fenomeno drammatico. Sempre più giovani sulle strade, l’impegno delle organizzazioni cattoliche .

FRANCESCO PELOSO
ROMA

È una ragazza fra i 14 e i 20 anni, vive da sola o in una famiglia che ha problemi economici, spesso nel sud della Nigeria; viene avvicinata da una “maman” sui 40 anni, una donna dall’aspetto benestante che la invita ad andare in Europa dove troverà lavoro e facili guadagni. Oppure viene contattata all’interno di una delle tante chiese pentecostali sorte di recente dove pensa di trovare un ambiente sicuro, può essere un donna a parlargli o anche un «pastore». A volte viene illusa attraverso un messaggio via Facebook o Whatsapp di un futuro «fidanzato» che l’aspetta in Italia e ha già fatto domanda d’asilo e la invita a raggiungerla. In altri casi, invece, viene sottoposta a rituali magici durante i quali farà promesse che non potranno essere spezzate altrimenti succederà qualcosa di brutto a lei o ai suoi familiari.

Mi chiamo Blessing: perché tanti cattolici tra i clienti? 

Papa Francesco, alla riunione pre-sinodale per i giovani, risponde a Blessing Okoedion, ragazza nigeriana liberata dalla strada: vorrei che voi giovani lottaste contro il crimine dello sfruttamento sessuale delle donne, contro la “mentalità malata per la quale la donna va sfruttata”

Alessandro di Bussolo – Città del Vaticano

Mi chiamo Blessing Okoedion e sono nigeriana. Quattro anni fa sono arrivata in Italia coinvolta con inganno nella tratta degli esseri umani. Un’esperienza drammatica, di totale annullamento delle mia dignità. Caro Papa Francesco, quello che più mi inquieta è proprio la domanda, i troppi clienti e molti di questi, come è stato detto, sono cattolici. Mi chiedo e ti chiedo, ma la Chiesa, ancora troppo maschilista, è in grado di interrogarsi con verità su questa alta domanda dei clienti?

R – Il problema che tu hai detto è un problema grave, grave, grave e io vorrei che voi lottaste per questo. Se un giovane ha questa abitudine, la tagli, eh? E’ un criminale. Chi fa questo è un criminale. “Ma, Padre, non si può fare l’amore?” – “No, no: questo non è fare l’amore. Questo è torturare una donna. Non confondiamo i termini”. Questo è criminale. Mentalità malata. E io voglio approfittare di questo momento, perché tu hai parlato di battezzati, di cristiani, per chiedere perdono a voi e alla società, per tutti i cattolici che fanno questo atto criminale.

Le risposte del Papa: la prostituzione non è amore ma torturare una donna – vaticannews.va

Francesco risponde a cinque domande di partecipanti alla riunione pre-sinodale per i giovani: una ragazza nigeriana liberata dalla strada, un francese non battezzato ma in ricerca, un’argentina insegnante delle Scholas, un seminarista ucraino e una giovane suora cinese

Alessandro di Bussolo – Città del Vaticano

Vorrei che voi giovani lottaste contro il crimine dello sfruttamento sessuale delle donne, contro la “mentalità malata per la quale la donna va sfruttata”. E’ un crimine contro l’umanità, e un giovane che ha questa abitudine, la tagli, perché è un criminale: andare con una prostituta “non è fare l’amore, ma torturare una donna”. Lo dice Papa Francesco alla riunione pre-sinodale per i giovani in corso a Roma, rispondendo ad una domanda di una giovane nigeriana vittima della tratta di esseri umani che è riuscita a fuggire dalla strada. E chiede perdono per tutti i cattolici che fanno questo atto criminale, che in Italia, verosimilmente, sono la maggioranza dei clienti.

La mentalità malata per la quale la donna va sfruttata

Blessing Okoedion, arrivata in Italia quattro anni fa con l’inganno e costretta a prostituirsi, chiede al Papa come aiutare i giovani a restare umani e a vincere la mentalità malata che riduce la donna a merce “per il piacere egoistico dell’uomo”. E se la Chiesa, ancora troppo maschilista, è in grado di interrogarsi sul fatto che molti clienti sono cattolici. Francesco ringrazia per la domanda “senza anestesia”, e ricorda di aver visitato, nel 2017, una casa dell’ associazione Papa Giovanni XXIII di don Benzi e incontrato altre ragazze liberate dalla schiavitù. “Quando si liberano – racconta –  non hanno il coraggio di tornare a casa, di dire la verità alla famiglia: non vogliono sia sporcata da questa storia”. E racconta della storia d’amore tra un volontario  e una ragazza aiutata a fuggire dalla strada.

Perdono per il crimine dei cattolici che pagano per fare sesso

Ma non c’è femminismo, prosegue Papa Francesco, che sia riuscito a togliere dall’immaginario collettivo la mentalità malata per la quale “la donna va sfruttata”. E parla di una ragazza africana venduta da una consacrata o da una laica impegnata nella sua parrocchia. E’ un problema grave, conclude, e vorrei che voi giovani lottaste per questo.

E per favore, se un giovane ha questa abitudine, la tagli, eh? E’ un criminale. Chi fa questo è un criminale. “Ma, Padre, non si può fare l’amore?” – “No, no: questo non è fare l’amore. Questo è torturare una donna. Non confondiamo i termini”. Questo è criminale. Mentalità malata. E io voglio approfittare di questo momento, perché tu hai parlato di battezzati, di cristiani, per chiedere perdono a voi e alla società, per tutti i cattolici che fanno questo atto criminale.

Chi è in ricerca non anestetizzi le domande

Dopo la dignità della donna, la ricerca di un giovane non battezzato e non cattolico. Maxime studia diritto all’Istituto cattolico di Parigi, ed è presidente dell’Junior Consulting della sua università, iniziativa nata dall’Opus dei. Non so da dove cominciare, quale cammino prendere, confida al Papa. Tu hai già cominciato, gli risponde Francesco, lasciando venir su le domande, senza anestetizzarle.

Credo che questa volontà tanto profonda è proprio l’inizio di un processo di discernimento che deve andare avanti e dura tutta la vita. Ma è bello quando uno ha una persona con la quale conferire le cose. Lasciare venire fuori i sentimenti. Non anestetizzarli, non diminuirli. Cercare qualcuno che mi dia fiducia per parlarne e fare il discernimento. Questa è la mia risposta à toi, Maxime.

Il linguaggio della testa, del cuore e delle mani

Poi Maria de Macarena, giovane insegnante argentina di Scholas Occurrentes, la rete educativa nata su iniziativa di Papa Bergoglio, lamenta che la scuola oggi educa solo su verità costruite sulla ragione, trascurando quelle che vengono dalla trascendenza. E’ l’eredità dell’illuminismo, commenta in spagnolo Francesco, e sottolinea che la proposta educativa delle Scholas prevede che per un’educazione completa bisogna usare tre linguaggi. Quello della testa, per imparare a pensare bene; quello del cuore, per imparare a sentire bene; e infine il linguaggio delle mani, per imparare a fare.

Il prete non testimonia da solo, sempre con la comunità

Il giovane seminarista ucraino Yulian prende la parola per chiedere al Papa se si deve preparare per capire cosa c’è di prezioso nella cultura di oggi e cosa di falso e porta l’esempio del tatuaggio, espressione artistica ma anche di cultura difficile da capire.

Il tatuaggio indica appartenenza – gli risponde Francesco – tu, giovane, che ti sei tatuato o tatuata così, cosa cerchi? Quale appartenenza dici? E incominciare a dialogare con questo, e da lì si arriva alla cultura dei giovani. E’ importante. Ma non spaventarti: con i giovani non ci si deve spaventare mai, mai! Perché sempre, anche dietro alle cose non tanto buone, c’è qualcosa che ci farà arrivare a qualche verità. Ma questa era … Ma sempre, non dimenticarti questo: la doppia testimonianza insieme, quella del prete e quella della comunità con il prete.

Infine Suor Teresina, che viene dalla Cina e studia alla Pontificia università urbaniana, chiede come relazionarsi con la cultura dominante che porta alla ricerca di beni solo materiali e al confronto e all’emulazione degli altri, e come formarsi e formare alla vita spirituale in questo contesto.

Educare al dialogo con il mondo, senza sovra-proteggere

Il Papa la invita a proteggere lo sviluppo delle suore, “ma con la vita, con il dialogo con questa vita che non cerca Dio, che soltanto è attaccata ai beni materiali”. Perché la vera protezione si fa nella crescita.

Quando tu sarai superiora generale o cosa simile – sorride Papa Francesco – cerca di cambiare questa mentalità: l’educazione spirituale, intellettuale, comunitaria e apostolica. Ma dall’inizio. Secondo le dosi di ogni tappa, ma non trascurare nessuna. Questo è molto importante. E questo che è valido per i preti e per le suore, è valido per i laici anche: la maggioranza di voi vi sposerete, avrete figli, ma per favore, educateli bene, così, eh?, con tutte queste potenzialità. Non annullare, non sovra-proteggere. Non sovra-proteggere: questo è cattivo, è molto cattivo. E si diventa psicologicamente immaturi.