Questo è il mio corpo
  • La Petizione
  • La Tratta
  • Rassegna Stampa
  • Eventi
  • Sostieni la campagna
  • Menu Menu

“La giudice” per le donne sfruttate – Interris.it

Il magistrato Paola Di Nicola: “Servono nuovi strumenti giuridici”

F

a il magistrato da più di 20 anni ed è membro del Comitato per le pari opportunitàpresso il consiglio giudiziario di Roma. Con il libro “La giudice. Una donna in magistratura“, la marchigiana Paola Di Nicola, giudice del Tribunale penale di Roma, ha acceso il dibattito sul ruolo delle donne tra i togati, e così nel 2013 è stata nominata Wo-Men Inspiring Europe 2014 per il suo impegno contro gli stereotipi di genere. Nel 2015 ha anche pubblicato con Vittoria Bonfanti “I reati in materia di prostituzione“. C’era anche lei in Ambasciata di Svezia all’iniziativa sul modello svedese a confronto con la legislazione italiana in materia di prostituzione tenutasi mercoledì scorso a Roma. Presenti anche l’Udi di Napoli, l’Associazione nazionale donne magistrati, Unchr, Slaves no more, Comunità Papa Giovanni XXIII, Iroke onlus, Differenza donna.

Anche lei sostiene il “modello nordico” nato in Svezia, che prevede la punibilità del cliente delle donne prostitute che dal ’99 ad oggi sono diminuite in maniera vorticosa. La legge – come riportato dal Cancelliere della Giustizia svedese Anna Skarhed – oggi ha come sostenitori tutti i parlamentari. Gli effetti si sono visti nella trasformazione della cultura e dei valori della società svedese grazie a interventi decisivi delle forze di polizia in rete con tutti i soggetti istituzionali e del privato sociale e ad un processo di educazione dei giovani: diminuzione di violenze di genere, di prostituzione online, di femminicidi.

“Anche i giudici senza una legge nazionale hanno le mani legate! Per questo è molto importante per noi magistrati italiani confrontarci col modello svedese” ha spiegato.

Ma questo modello centrato sulla parità di genere è possibile nel Bel Paese?

“Noi siamo il Paese delle case chiuse volute da Cavour nella metà dell’800 per i militari. Perché gli uomini dovevano sfogarsi. E quando Lina Merlin, prima senatrice donna in Italia, negli anni ’50 si mise in ascolto delle centinaia di lettere a lei indirizzate dalle donne chiuse nei nostri bordelli capì che si trovava di fronte a schiave. Erano donne che non avevano diritti civili, che avevano un libretto dove annotare i controlli sanitari. Solo le donne erano controllate perché i clienti non prendessero malattie… La legge Merlin colpì sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Ma oggi non basta più… Va rivista sulla base della Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la violenza alle donne. Perché il problema del nostro Paese è prima di tutto la cultura che favorisce la disparità di genere”.

Crede che i nostri politici oggi possano guardare con favore ad una legge che come in Francia sanzioni chi acquista prestazioni sessuali?

“Se pensiamo che secondo l’Istat un terzo delle donne subisce violenza e ciononostante la violenza contro le donne non è una priorità, capiamo che prima di tutto non viene affrontata in termini culturali.
Addirittura la violenza appartiene alla naturalità dei rapporti. Così è ancor più per la prostituzione. E’ normale comprare il corpo della donna. Siamo molto lontani dal modello svedese. Ancora oggi la prostituzione è costruita a servizio del cliente. Chiusi i bordelli, si ritiene che vada regolata. Non c’è nella nostra cultura l’idea che possa essere eliminata. Perché il punto di vista è quello del cliente non della donna. Perché la nostra società è permeata dall’idea che il corpo delle donne è un corpo a disposizione di chi lo vuole”.

Quante sono le donne che escono dalla tratta e dallo sfruttamento sessuale, e quando denunciano davvero si riesce ad arrivare all’arresto di trafficanti e sfruttatori?

“Ho chiesto al Procuratore nazionale antimafia i dati della tratta. Ma mi ha risposto che non ci sono dati certi. Non sono calcolati perché non interessa a nessuno quante sono le vittime dello sfruttamento della prostituzione. E purtroppo, nonostante tante associazioni sono impegnate nella protezione di chi sfugge ai suoi sfruttatori, spesso nei tribunali non le vediamo. Non vediamo le vittime perché hanno paura e anche quando denunciano la lunghezza dei processi non aiuta ad arrivare fino in fondo. Le vittime non si costituiscono parte civile. Tutto il contesto in cui vivono copre la verità. Le stesse organizzazioni criminali che gestiscono lo sfruttamento della prostituzione ormai sappiamo che sono infiltrate nelle nostre regioni… È molto difficile arrivare all’applicazione della pena”.

Cosa direbbe alle giovani vittime, spesso minorenni, che sono addestrate dai magnaccia a non fidarsi delle forze dell’ordine, a dichiarare la maggiore età e specie negli attuali flussi dall’Africa subsahariana sono prelevate dai centri di accoglienza emergenziali.

“Dico sempre di fidarsi degli enti antitratta che le accolgono, di affidarsi a legali che non solo le possono sostenere nella denuncia di sfruttamento della prostituzione o di riduzione in schiavitù ma anche di omissione per quei centri di accoglienza quando non sono identificate come minori per inadempienza… Se sono minori, anche il cliente può essere punito per il delitto di prostituzione minorile… Ma in materia di prostituzione tutto è difficile, anche quando noi giudici applichiamo la legge Merlin dandole una interpretazione evolutiva, può sempre intervenire la Corte di cassazione a favore del cliente. Abbiamo bisogno di più strumenti giuridici per tutelare la dignità delle donne. E ognuna di loro avrebbe bisogno di un risarcimento per quello che ha vissuto”.

IRENE CIAMBEZI
Condividi questo articolo
  • Condividi su Facebook
  • Condividi su X
  • Condividi su WhatsApp
  • Condividi attraverso Mail
https://www.questoeilmiocorpo.org/wp-content/uploads/2018/03/img800-la-giudice-per-le-donne-sfruttate-133251.jpg 464 800 Ufficio Stampa http://www.questoeilmiocorpo.org/wp-content/uploads/2016/07/LOGO_HOME.png Ufficio Stampa2018-03-19 09:07:022025-06-03 12:30:16“La giudice” per le donne sfruttate – Interris.it
Potrebbero interessarti
LE VITTIME DELLA PROSTITUZIONE SONO TUTTE A RISCHIO – Il Resto del Carlino Modena
Regione, cade il tabù I dem e le prostitute «Clienti fuorilegge» – Corriere di Bologna
LIBERTÀ DI PROSTITUIRSI. CHI CONSIGLIEREBBE QUESTO LAVORO AI PROPRI CARI?
ANTONIO DI PIETRO: IL MODO PER SCONFIGGERE LA PROSTITUZIONE E’ LA SANZIONE AL CLIENTE – LA7
Prostituzione, la tratta delle minorenni africane tra mafie e social network
Una catena umana nella lotta contro la prostituzione – TRC.TV

Articoli recenti

  • I nuovi volti delle persone intrappolate nella tratta – 28 Luglio 2023 – apg23.org
  • «Prostituzione in Europa, bene il rapporto» – 01 Luglio 2023 – apg23.org
  • Rimini non multi le donne costrette alla prostituzione – 21 Gennaio 2023 -apg23.org
  • Roma, Via Crucis contro la tratta – 14 Marzo 2023- apg23.org
  • Formazione sulla tratta degli esseri umani: come riconoscere le vittime – 06 Marzo 2023 – apg23.org
CAMPAGNA PROMOSSA DA:

La Comunità Papa Giovanni XXIII in 25 anni di attività di contrasto alla tratta, ha liberato circa 5000 persone, operando attraverso le Unità di strada attive in 12 Regioni. Considerando le persone aiutate anche attraverso la preziosa collaborazione con altri enti ed associazioni, il numero di donne assistite in questi anni sale ad almeno 7000.

CONTATTI
info@questoeilmiocorpo.org

UFFICIO STAMPA:
Tel. 0541 909635
ufficiostampa@questoeilmiocorpo.org
Comunità Papa Giovanni XXIII - C.F. 00310810221 - P.iva 01433850409
Condizioni d'uso | Privacy Policy | Cookie Policy | Benefici Fiscali
Collegamento a: Commemorazione per Arietta Mata Collegamento a: Commemorazione per Arietta Mata Commemorazione per Arietta Mata Collegamento a: Le risposte del Papa: la prostituzione non è amore ma torturare una donna – vaticannews.va Collegamento a: Le risposte del Papa: la prostituzione non è amore ma torturare una donna – vaticannews.va Le risposte del Papa: la prostituzione non è amore ma torturare una donna –...
Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto