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Audizione in Senato Commissione Affari Istituzionali sul fenomeno della prostituzione – 13/06/2019

13 Giugno 2019 – Audizione in Senato Commissione Affari Istituzionali sul fenomeno della prostituzione: intervenuti anche il Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, Giovanni Ramonda, e Irene Ciambezi del servizio Antitratta.

Guarda l’audizione: http://webtv.senato.it/webtv_comm_hq?video_evento=1341

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=2981938455180405&id=112274022146877

 

 

LA CARNE UMANA NON SI COMPRA – L’ARENA

Non si fa commercio della carne umana: per leggere l’articolo clicca qui 9FTQPI

LIBERTÀ DI PROSTITUIRSI. CHI CONSIGLIEREBBE QUESTO LAVORO AI PROPRI CARI?

14/03/2019 Sollievo per la decisione della Corte Costituzionale che con grande buon senso, di elevata dirittura morale e di profonda fondatezza giuridica ha respinto l’ipotesi che in fondo fare la escort “sia una professione come un’altra”. Comprando l’uso del corpo di una persona, anche consenziente, la si riduce comunque in schiavitù e si tradisce la tutela della dignità umana.

Rispetto al dibattito sulla prostituzione recentemente innescato sull’identità professionale delle cosiddette “escort”;  fortunatamente la Corte Costituzionale ha preso una decisione di grande buon senso, di elevata dirittura morale e di profonda fondatezza giuridica, respingendo l’ipotesi che in fondo “sia una professione come un’altra”. Tuttavia proprio la possibilità che si sia innescato tale dibattito è un ulteriore sconfortante esempio di un malinconico e crepuscolare arretramento della contemporaneità rispetto alla tutela della dignità delle persone. Usare denaro per sfruttare il corpo di un’altra persona per il proprio piacere sessuale, definizione brutale ma precisa dell’azione che fa il “cliente/consumatore”, rappresenta infatti un evidente tradimento della tutela della dignità della persona, dignità che non può non trovare dimora anche nella concreta corporeità di ogni persona. Ma comprando un corpo si tradisce anche la verità della relazione sessuale, che può essere la forma più pura e trasparente di dono e di reciprocità, e che proprio nella sua “non commercializzazione” trova la sua più completa bellezza. “Fare l’amore” non può diventare “comprare sesso”; è talmente evidente la corruzione della pienezza dell’incontro sessuale quando si mette mano al portafoglio…

Quando si fa l’amore, l’abbraccio è un gesto di donazione, è desiderio di essere una cosa sola, è contatto pieno con la bellezza dell’altro; quando “compro il corpo dell’altro per fare sesso”, sto consumando un prodotto, sto solo dando risposta ad un mio bisogno, e l’altro non è più persona, ma è semplicemente un oggetto funzionale alle mie pulsioni, ai miei istinti. Non si tratta nemmeno di “desiderio”, in questo caso, perché il desiderio fa alzare lo sguardo verso il cielo, per andare verso le stelle (“de sidera”),  per cercare risposta ad una evidente incompletezza di sé  nell’incontro con la libertà di un altro, con la bellezza del creato, con una nuova relazione con la realtà, oltre i propri limiti. Invece chi “compra sesso” si limita a riempire un vuoto, ritornando narcisisticamente su se stesso. E in questo caso l’ultima cosa che guardo, che voglio, che compro è il volto dell’altro, i suoi occhi (nella saggezza popolare “lo specchio dell’anima”…); invece quando “faccio l’amore” il volto e gli sguardi della persona amata sono un’altra delle porte che mi conducono al mistero dell’altro.

Da queste qualità antropologiche, da queste evidenze dell’umano dovrebbe derivare senza troppe difficoltà un giudizio morale lineare e non ambiguo: si comprano le cose, non le persone. Non si può comprare l’uso del corpo di un’altra persona per soddisfare la propria sessualità: rendi l’altro un oggetto, uno strumento, asservendolo ai tuoi impulsi. Lo rendi schiavo, in una parola: anche se per i pochi minuti di un rapporto sessuale comprato con pochi o tanti denari. Spesso approfittando, per di più, di persone che di quei soldi hanno bisogno, e di cui invece tu ti puoi privare.

Ma oggi le riflessioni morali sembrano costantemente graduate verso il basso, in una corsa apparentemente infinita alla libertà assoluta: così, l’unico criterio giuridicamente rilevante su cui sembra di poter discutere diventa la maggiore o libertà di chi vuole vendere il proprio corpo, fino a parlare addirittura di “violazione dei principi costituzionali della libertà di intrapresa economica”. Proponendo, però, nello stesso tempo, anche la cancellazione del reato di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Come se il nostro Paese diventasse più civile (addirittura più “imprenditoriale”!) perché si può vendere e comprare il corpo di una persona per scopi sessuali! Davvero queste sono le nuove frontiere di un Paese civile? E quanti, più o meno esplicitamente, pensano anche: “Almeno ci facciamo pagare le tasse!”, come se qualche Euro in più  di soldi pubblici rendesse meno immorale questo comportamento. E pensare che nel nostro Paese – regola di altissima civiltà – è proibito vendere gli organi, “pezzi del proprio corpo”, che invece possono essere “donati”; proprio perché il corpo fa parte integrante della persona, e quindi ne qualifica la dignità. Ma invece, se si tratta di sessualità, il corpo della persona sembra perdere il suo senso e significato, e diventa un merce qualsiasi: davvero triste (oltre che intollerabile), se ci si pensa.

A forza di “minima immoralia” continueremo a calpestare la dignità delle persone e dei loro corpi, e in più ci racconteremo che questa è una battaglia di civiltà, perché stiamo dando a ciascuno la possibilità di scegliere liberamente cosa fare del proprio corpo. E non ci si rende conto del prezzo che deve pagare proprio chi “vende”, in termini di dignità. Ma chi ci crede davvero che vendere se stessi per fare sesso al migliore offerente sia libertà? O peggio ancora: chi consiglierebbe ai propri cari questa “professione”?

* direttore del Cisf (Centro Internazionale Studi Famiglia)

Prostituzione, autogol del Veneto – AVVENIRE – 15 febbraio

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Giornata internazionale di preghiera e riflessione contro la tratta di esseri umani – Ass. Papa Giovanni XXIII

SAVE THE DATE

8 e 9 febbraio, eventi a Roma, Verona, Piacenza, Genova

L’8 febbraio ricorre la Giornata internazionale di preghiera e riflessione contro la tratta di esseri umanipromossa dalla rete Talitha Kum ed istituita da papa Francesco in memoria di Santa Bakhita, schiava sudanese di 7 anni, divenuta poi suora canossiana e proclamata Santa nel 2000.La Comunità Papa Giovanni XXIII (Apg23) aderisce all’iniziativa e promuove eventi di sensibilizzazione a Roma, Verona, Genova e Piacenza: 

8 febbraio – Roma, Basilica di S.Antonio, via Merulana 134 – ore 18 
Adesione alla veglia di preghiera organizzata da Thalita Kum con testimonianze degli operatori di strada Apg23.

8 febbraio – Verona, Tempio Votivo – ore 16.45 
Veglia di preghiera e sensibilizzazione con la presenza del Patriarca di Venezia Mons. Francesco Moraglia ed i vescovi di Verona, Vicenza, Adria-Rovigo, Trento. Aderiscono Caritas ed Azione Cattolica del Triveneto. Fra le testimonianze, parla un cliente del sesso a pagamento.  Volantino 

8 febbraio – Genova, Chiesa di Santa Maria di Castello – ore 18 
Serata di sensibilizzazione per le vittime di tratta con proiezione del docufilm “HOW MUCH?…”. Alle 19.30 Santa Messa celebrata dal Vescovo Niccolò Anselmi.

9 febbraio – Piacenza, corso V. Emanuele – ore 16.45 
Fiaccolata e performance artistiche, con la testimonianza di Don Mario Zacchin che in carcere ha incontrato clienti condannati per l’omicidio di donne vittime di tratta; conclude la Santa Messa celebrata dal Vescovo Gianni Ambrosio.

Ufficio stampa: Marco Tassinari, 328.1187801

Jennifer Omoruyi: come sono uscita dalla tratta 07/12/2018

Puntata del 7 Dicembre della trasmissione Nemo in cui è stata ospite una vittima uscita dalla violenza della prostituzione, accompagnata da Fabiana, volontaria della Comunità Papa Giovanni XXIII. Per rivedere la testimonianza di Jennifer clicca sul link riportato qui sotto:

https://www.msn.com/it-it/video/tv/jennifer-omoruyi-come-sono-uscita-dalla-tratta-07-12-2018/vp-BBQEWbG

La prostituzione? Non è mai una scelta! – newsrimini.it

Un centinaio. Tante sarebbero le “lucciole” che si “accendono” ogni notte lungo le strade di Rimini. Numeri della Polizia Municipale di Rimini avvallati anche dal Servizio della APGXXIII che scende in strada a portare un aiuto a queste donne.

Le nazionalità sono diverse: molte dell’Europa dell’Est alle quali si aggiungono donne cinesi e nigeriane. Identificati anche transessuali brasiliani e peruviani. Appena due le donne italiane. Le zone interessate sono le “storiche” della Statale 16 e il lungomare; mentre tra le zone emergenti ci sono quelle della chiesa di San Nicolò e territori periferici come Viserbella (dove stazionano quattro ragazze). Perfino l’incrocio tra la Tolemaide e la Statale Adriatica si è “ripopolato” di ragazze giovanissime.

Tutte donne che vengono addittate così: “Lo fanno volontariamente”. Esattamente com’è capitato a Rachel Moran. “L’avevo scelto, sì, ma stavo impazzendo”.

La Moran ha avuto una vita molto difficile. Questa americana dagli occhi di ghiaccio e dallo sguardo che pare senza emozioni, non si nasconde e non cerca scuse. Mentre parla e racconta, il suo volto non esprime emozioni? L’espressione neutra che l’accompagna, è una “capacità” di dissociarsi dalla realtà che assicura è “abilità piuttosto comune tra le prostitute”. Lo ha raccontato a Rimini, nell’evento organizzato dalla papa Giovanni XXIII, ad una Sala del Giudizio piena e silenziosa, quasi rapita dalla sua storia. Quella di una ragazza che a soli 15 anni ha cominciato a prostituirsi sulle strade di Dublino, lei scappata di casa e senzatetto. La sua drammatica vicenda è diventata un libro, Stupro a pagamento, giudicato da Jane Fonda “Una prova inconfutabile del perché la prostituzione non dovrebbe mai essere regolamentata”. Nelle parole della Moran c’è tutta la lucida, dolorosa ed emozionante capacità di descriversi e di sfatare con precisione analitica i miti sulla prostituzione.

Una vita difficile, la sua. Cresciuta in una famiglia problematica (padre affetto da bipolarismo e poi suicida e una madre schizofrenica), Rachel vive un’infanzia segnata da povertà ed emarginazione. Lei e i fratelli vivono di elemosine, per gli abitanti del quartiere sono “gli zingari”. Rimane orfana di padre ed è affidata ad una famiglia da cui scappa. La fuga per la libertà si rivela una trappola: diventa senzatetto, vive di espedienti, incontra il ragazzo che la spingerà a prostituirsi.
Per sette, infiniti anni Rachel – finita pure nel vortice delle droghe – frequenta la strada, i bordelli, gli hotel di lusso. Il risentimento crescente e il senso di vergogna la perseguiteranno per molti anni, una sensazione molto più difficile da sconfiggere del dolore.

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Redazione RiminiSocial 2.0

25 ottobre – Università di Bologna SOPRAVVIVERE ALLA TRATTA

Link al Telegiornale di Nettuno, edizione serale dell’Evento del 25 ottobre all’Università di Bologna SOPRAVVIVERE ALLA TRATTA in cui è stata presentato la Campagna “Questo è il mio corpo”.