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LA CARNE UMANA NON SI COMPRA – L’ARENA

Non si fa commercio della carne umana: per leggere l’articolo clicca qui 9FTQPI

LIBERTÀ DI PROSTITUIRSI. CHI CONSIGLIEREBBE QUESTO LAVORO AI PROPRI CARI?

14/03/2019 Sollievo per la decisione della Corte Costituzionale che con grande buon senso, di elevata dirittura morale e di profonda fondatezza giuridica ha respinto l’ipotesi che in fondo fare la escort “sia una professione come un’altra”. Comprando l’uso del corpo di una persona, anche consenziente, la si riduce comunque in schiavitù e si tradisce la tutela della dignità umana.

Rispetto al dibattito sulla prostituzione recentemente innescato sull’identità professionale delle cosiddette “escort”;  fortunatamente la Corte Costituzionale ha preso una decisione di grande buon senso, di elevata dirittura morale e di profonda fondatezza giuridica, respingendo l’ipotesi che in fondo “sia una professione come un’altra”. Tuttavia proprio la possibilità che si sia innescato tale dibattito è un ulteriore sconfortante esempio di un malinconico e crepuscolare arretramento della contemporaneità rispetto alla tutela della dignità delle persone. Usare denaro per sfruttare il corpo di un’altra persona per il proprio piacere sessuale, definizione brutale ma precisa dell’azione che fa il “cliente/consumatore”, rappresenta infatti un evidente tradimento della tutela della dignità della persona, dignità che non può non trovare dimora anche nella concreta corporeità di ogni persona. Ma comprando un corpo si tradisce anche la verità della relazione sessuale, che può essere la forma più pura e trasparente di dono e di reciprocità, e che proprio nella sua “non commercializzazione” trova la sua più completa bellezza. “Fare l’amore” non può diventare “comprare sesso”; è talmente evidente la corruzione della pienezza dell’incontro sessuale quando si mette mano al portafoglio…

Quando si fa l’amore, l’abbraccio è un gesto di donazione, è desiderio di essere una cosa sola, è contatto pieno con la bellezza dell’altro; quando “compro il corpo dell’altro per fare sesso”, sto consumando un prodotto, sto solo dando risposta ad un mio bisogno, e l’altro non è più persona, ma è semplicemente un oggetto funzionale alle mie pulsioni, ai miei istinti. Non si tratta nemmeno di “desiderio”, in questo caso, perché il desiderio fa alzare lo sguardo verso il cielo, per andare verso le stelle (“de sidera”),  per cercare risposta ad una evidente incompletezza di sé  nell’incontro con la libertà di un altro, con la bellezza del creato, con una nuova relazione con la realtà, oltre i propri limiti. Invece chi “compra sesso” si limita a riempire un vuoto, ritornando narcisisticamente su se stesso. E in questo caso l’ultima cosa che guardo, che voglio, che compro è il volto dell’altro, i suoi occhi (nella saggezza popolare “lo specchio dell’anima”…); invece quando “faccio l’amore” il volto e gli sguardi della persona amata sono un’altra delle porte che mi conducono al mistero dell’altro.

Da queste qualità antropologiche, da queste evidenze dell’umano dovrebbe derivare senza troppe difficoltà un giudizio morale lineare e non ambiguo: si comprano le cose, non le persone. Non si può comprare l’uso del corpo di un’altra persona per soddisfare la propria sessualità: rendi l’altro un oggetto, uno strumento, asservendolo ai tuoi impulsi. Lo rendi schiavo, in una parola: anche se per i pochi minuti di un rapporto sessuale comprato con pochi o tanti denari. Spesso approfittando, per di più, di persone che di quei soldi hanno bisogno, e di cui invece tu ti puoi privare.

Ma oggi le riflessioni morali sembrano costantemente graduate verso il basso, in una corsa apparentemente infinita alla libertà assoluta: così, l’unico criterio giuridicamente rilevante su cui sembra di poter discutere diventa la maggiore o libertà di chi vuole vendere il proprio corpo, fino a parlare addirittura di “violazione dei principi costituzionali della libertà di intrapresa economica”. Proponendo, però, nello stesso tempo, anche la cancellazione del reato di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Come se il nostro Paese diventasse più civile (addirittura più “imprenditoriale”!) perché si può vendere e comprare il corpo di una persona per scopi sessuali! Davvero queste sono le nuove frontiere di un Paese civile? E quanti, più o meno esplicitamente, pensano anche: “Almeno ci facciamo pagare le tasse!”, come se qualche Euro in più  di soldi pubblici rendesse meno immorale questo comportamento. E pensare che nel nostro Paese – regola di altissima civiltà – è proibito vendere gli organi, “pezzi del proprio corpo”, che invece possono essere “donati”; proprio perché il corpo fa parte integrante della persona, e quindi ne qualifica la dignità. Ma invece, se si tratta di sessualità, il corpo della persona sembra perdere il suo senso e significato, e diventa un merce qualsiasi: davvero triste (oltre che intollerabile), se ci si pensa.

A forza di “minima immoralia” continueremo a calpestare la dignità delle persone e dei loro corpi, e in più ci racconteremo che questa è una battaglia di civiltà, perché stiamo dando a ciascuno la possibilità di scegliere liberamente cosa fare del proprio corpo. E non ci si rende conto del prezzo che deve pagare proprio chi “vende”, in termini di dignità. Ma chi ci crede davvero che vendere se stessi per fare sesso al migliore offerente sia libertà? O peggio ancora: chi consiglierebbe ai propri cari questa “professione”?

* direttore del Cisf (Centro Internazionale Studi Famiglia)

Giornata internazionale di preghiera e riflessione contro la tratta di esseri umani – Ass. Papa Giovanni XXIII

SAVE THE DATE

8 e 9 febbraio, eventi a Roma, Verona, Piacenza, Genova

L’8 febbraio ricorre la Giornata internazionale di preghiera e riflessione contro la tratta di esseri umanipromossa dalla rete Talitha Kum ed istituita da papa Francesco in memoria di Santa Bakhita, schiava sudanese di 7 anni, divenuta poi suora canossiana e proclamata Santa nel 2000.La Comunità Papa Giovanni XXIII (Apg23) aderisce all’iniziativa e promuove eventi di sensibilizzazione a Roma, Verona, Genova e Piacenza: 

8 febbraio – Roma, Basilica di S.Antonio, via Merulana 134 – ore 18 
Adesione alla veglia di preghiera organizzata da Thalita Kum con testimonianze degli operatori di strada Apg23.

8 febbraio – Verona, Tempio Votivo – ore 16.45 
Veglia di preghiera e sensibilizzazione con la presenza del Patriarca di Venezia Mons. Francesco Moraglia ed i vescovi di Verona, Vicenza, Adria-Rovigo, Trento. Aderiscono Caritas ed Azione Cattolica del Triveneto. Fra le testimonianze, parla un cliente del sesso a pagamento.  Volantino 

8 febbraio – Genova, Chiesa di Santa Maria di Castello – ore 18 
Serata di sensibilizzazione per le vittime di tratta con proiezione del docufilm “HOW MUCH?…”. Alle 19.30 Santa Messa celebrata dal Vescovo Niccolò Anselmi.

9 febbraio – Piacenza, corso V. Emanuele – ore 16.45 
Fiaccolata e performance artistiche, con la testimonianza di Don Mario Zacchin che in carcere ha incontrato clienti condannati per l’omicidio di donne vittime di tratta; conclude la Santa Messa celebrata dal Vescovo Gianni Ambrosio.

Ufficio stampa: Marco Tassinari, 328.1187801

La prostituzione? Non è mai una scelta! – newsrimini.it

Un centinaio. Tante sarebbero le “lucciole” che si “accendono” ogni notte lungo le strade di Rimini. Numeri della Polizia Municipale di Rimini avvallati anche dal Servizio della APGXXIII che scende in strada a portare un aiuto a queste donne.

Le nazionalità sono diverse: molte dell’Europa dell’Est alle quali si aggiungono donne cinesi e nigeriane. Identificati anche transessuali brasiliani e peruviani. Appena due le donne italiane. Le zone interessate sono le “storiche” della Statale 16 e il lungomare; mentre tra le zone emergenti ci sono quelle della chiesa di San Nicolò e territori periferici come Viserbella (dove stazionano quattro ragazze). Perfino l’incrocio tra la Tolemaide e la Statale Adriatica si è “ripopolato” di ragazze giovanissime.

Tutte donne che vengono addittate così: “Lo fanno volontariamente”. Esattamente com’è capitato a Rachel Moran. “L’avevo scelto, sì, ma stavo impazzendo”.

La Moran ha avuto una vita molto difficile. Questa americana dagli occhi di ghiaccio e dallo sguardo che pare senza emozioni, non si nasconde e non cerca scuse. Mentre parla e racconta, il suo volto non esprime emozioni? L’espressione neutra che l’accompagna, è una “capacità” di dissociarsi dalla realtà che assicura è “abilità piuttosto comune tra le prostitute”. Lo ha raccontato a Rimini, nell’evento organizzato dalla papa Giovanni XXIII, ad una Sala del Giudizio piena e silenziosa, quasi rapita dalla sua storia. Quella di una ragazza che a soli 15 anni ha cominciato a prostituirsi sulle strade di Dublino, lei scappata di casa e senzatetto. La sua drammatica vicenda è diventata un libro, Stupro a pagamento, giudicato da Jane Fonda “Una prova inconfutabile del perché la prostituzione non dovrebbe mai essere regolamentata”. Nelle parole della Moran c’è tutta la lucida, dolorosa ed emozionante capacità di descriversi e di sfatare con precisione analitica i miti sulla prostituzione.

Una vita difficile, la sua. Cresciuta in una famiglia problematica (padre affetto da bipolarismo e poi suicida e una madre schizofrenica), Rachel vive un’infanzia segnata da povertà ed emarginazione. Lei e i fratelli vivono di elemosine, per gli abitanti del quartiere sono “gli zingari”. Rimane orfana di padre ed è affidata ad una famiglia da cui scappa. La fuga per la libertà si rivela una trappola: diventa senzatetto, vive di espedienti, incontra il ragazzo che la spingerà a prostituirsi.
Per sette, infiniti anni Rachel – finita pure nel vortice delle droghe – frequenta la strada, i bordelli, gli hotel di lusso. Il risentimento crescente e il senso di vergogna la perseguiteranno per molti anni, una sensazione molto più difficile da sconfiggere del dolore.

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Redazione RiminiSocial 2.0

25 ottobre – Università di Bologna SOPRAVVIVERE ALLA TRATTA

Link al Telegiornale di Nettuno, edizione serale dell’Evento del 25 ottobre all’Università di Bologna SOPRAVVIVERE ALLA TRATTA in cui è stata presentato la Campagna “Questo è il mio corpo”.

Pescara, Montesilvano e Francavilla: 15 ragazze salvate in 4 anni – il Centro.it

«Nessuna donna nasce prostituta, c’è sempre qualcuno che ce la fa diventare». Pier Giovanni (nome di fantasia), uno degli addetti della comunità Papa Giovanni XXIII, si affida alle parole del…

«Nessuna donna nasce prostituta, c’è sempre qualcuno che ce la fa diventare». Pier Giovanni (nome di fantasia), uno degli addetti della comunità Papa Giovanni XXIII, si affida alle parole del fondatore, don Oresti Benzi, per spiegare ciò che vive sulla sua pelle. Con altre persone, uomini e donne, incontra di sera le prostitute e una comunità di transessuali che lavorano tra Pescara, Montesilvano e Francavilla, per convincere chi si prostituisce a tornare ad una vita normale. Lo fa da 4 anni e in questo periodo hanno lasciato il marciapiedi «una quindicina di ragazze, tra nigeriane, romene e bulgare»: sono andate in comunità, dove «imparano l’italiano e un lavoro vero, oltre ad ottenere un supporto psicologico». Oppure sono tornate nel paese di origine, «come accaduto a una spagnola incinta che voleva abortire e poi ha tenuto il bambino, oppure a una romena che si è confessata per la prima volta dopo essere rientrata a casa». Sono quasi tutte giovanissime, racconta Pier Giovanni, «qualcuna è minorenne, anche se non lo dicono. E non ammettono di essere sfruttate anche se, stando in strada, notiamo alcune auto che passano e ripassano, per controllarle. E vediamo che si allontanano dopo aver ricevuto delle telefonate. A volte sono sfruttate dal marito e non riescono a liberarsi». Arrivano e restano in strada per motivi diversi tra cui anche «l’ignoranza, la povertà, la paura delle conseguenze di riti vodoo in base ai quali possono abbandonare la strada senza subire conseguenze negative solo pagando cifre consistenti». Le unità di strada, usando un approccio «laico», provano a convincerle a lasciare «il marciapiedi e anche l’alcol e la droga a cui ricorrono». E le reazioni? «Da noi si sentono trattate alla pari, apprezzano la nostra amicizia». (f.bu.)

Side event a Ginevra sul modello nordico contro la prostituzione

A Ginevra si svolge in questi giorni la 38a sessione del Consiglio dei diritti Umani e il nostro ufficio ha messo in cantiere diverse attività. Il 22 giugno abbiamo organizzato un incontro nel palazzo dell’ONU per creare attenzione sulla relazione che esiste tra traffico di esseri umani ed il mercato della prostituzione. Abbiamo cercato di spiegare e discutere il cosiddetto Modello Nordico.

Cos’è il modello nordico?

È un modello di legge nazionale che persegue il contrasto alla prostituzione e al traffico di esseri umani attraverso il principio di punibilità del cliente che acquista una prestazione sessuale a pagamento. Il cliente, considerato complice e motore dello sfruttamento della donna e della sua riduzione in schiavitù, viene punito con una multa o con altra sanzione penale mentre alla donna che si prostituisce vengono offerti precorsi di reinserimento sociale che le permettano di uscire dalla prostituzione.

Il modello Nordico, che prevede la punibilità del cliente che chiede prestazioni sessuali a pagamento, è stato per la prima volta introdotto in Svezia nel 1999 e recentemente anche da Francia e Irlanda.

Tra gli speakers del nostro evento abbiamo invitato Karin Bolin,  rappresentante della missione permanente della Svezia che ha spiegato come una legge adottata quasi 20 anni fa abbia portato i propri frutti nel Paese, introducendo una cultura di rispetto della donna, riducendo la violenza nei confronti delle donne ed eliminando la tratta degli esseri umani.

È poi intervenuto Francois Gave, rappresentante della missione permanente della Francia che nel 2016 ha adottato il medesimo modello nordico e che ha spiegato come la Francia oltre a punire il cliente, prevede anche dei programmi di reinserimento sociale delle ragazze e donne che vogliono abbandonare la prostituzione.

C’è stata anche la testimonianza di Katia Vitaggio, un’operatrice delle nostre unità di strada che ha portato la voce della Comunità e di don Benzi, spiegando come anche in Italia, con la campagna “Questo è il mio Corpo”, stiamo proponendo questo modello di punibilità del cliente ed ha poi introdotto la testimonianza diretta di una ragazza nigeriana, accolta nelle nostre case, che ha raccontato dell’orrore subito, ma anche della bellezza di avere un’altra opportunità per ricostruirsi una vita e ricominciare.

L’evento si è concluso con l’intervento di una rappresentante di CAP International che ha delineato in modo esemplare la connessione tra il business che la prostituzione genera ed il traffico degli esseri umani.

Il breve dibattito che ne è seguito con l’intervento dei delegati di alcuni Paesi presenti (San Marino, Nuova Zelanda e  Nigeria) ci hanno dato una prova dell’importanza di diffondere questo modello e della necessità di un dibattito serio sul tema.

Lo stesso Papa Francesco, nella sua omelia a Santa Marta di venerdì 15 giugno 2018, ha ricordato a tutti – ma soprattutto ai cristiani – quante donne “disprezzate, emarginate, sfruttate” vivono ancora accanto a noi e come la “dottrina di Gesù sulla donna cambia la storia”.

La strada è però ancora lunga e occorre intensificare gli sforzi a tutti i livelli per promuovere concretamente la liberazione di tutte le ragazze e donne assoggettate a questa terribile forma di schiavitù.

Fabio Agostoni – ufficio Apg23 a Ginevra

02/07/2018

La tratta. Liberate dai riti «voodoo», nigeriane ancora vittime dei clienti (italiani)

La massima autorità di uno Stato nigeriano ha vietato le pratiche che vincolano le ragazze ai trafficanti. L’Italia avrà coraggio per liberarle davvero, punendo chi le compra per strada?

Il grande ‘Oba’ (‘re’) Ewuare II dell’Edo State, in Nigeria, ha ufficialmente vietato i riti voodoo che vincolano le donne vittime della tratta a pagare il debito contratto con i trafficanti di esseri umani o con le madam che gestiscono il mercato delle ragazze sulle strade italiane. Le ha liberate da un incubo. Questa notizia può sembrare poca cosa, in realtà ha portato un forte vento di speranza, capace di ribaltare in gioia la paura e il terrore dello sfruttamento o la disperazione per le violenze subite da migliaia di giovani nigeriane fatte transitare nel nostro e in altri Paesi del mondo ai fini della prostituzione coatta. La costante richiesta di sesso a pagamento anche sulle strade italiane in questi anni ha fruttato ingenti guadagni a trafficanti e maman. Per questo la notizia ha fatto esultare le vittime portate in Italia con l’inganno e le organizzazioni impegnate nella lotta contro la tratta. Migliaia di giovani donne dopo aver vissuto l’umiliazione e lo sfruttamento del loro giovane corpo ora possono pensare di sentirsi libere di vivere la loro giovinezza e guardare al futuro senza timori di ritorsioni su di loro e sulle famiglie.

Questa novità importante mi ha fatta ritornare con la mente a qualche anno fa, al mese di luglio del 2007, quando a Benin City, capitale dell’Edo State, ci fu l’apertura ufficiale e solenne di una bellissima casa di accoglienza per donne vittime di tratta che ritornavano a casa, sia perché espulse dall’Italia in quanto prive di documenti, sia perché loro stesse chiedevano di poter ritornare con dignità. La struttura, con 18 posti letto, fu costruita grazie ai fondi dell’8 per 1.000 della Cei e gestita da religiose locali, anche loro desiderose di collaborare per aiutare le giovani ad evitare l’esodo verso il miraggio dell’Europa, come pure a riaccoglierle dopo la triste esperienza dello sfruttamento sessuale fatta in Italia, in modo che potessero riprendersi in mano la loro vita e il loro futuro. Il legame con le suore nigeriane risale al 2000, quando le invitammo in Italia per tre settimane affinché si rendessero conto di dove andavano a finire le giovani del loro Paese. Le vidi piangere sulle strade di notte osservando come erano ridotte le ragazze che fino a poco tempo prima erano piene di vita nelle loro scuole e parrocchie.

Da allora si è creata una fitta collaborazione: noi abbiamo incominciato a rimandare a casa in Nigeria le giovani distrutte dall’esperienza sulla strada e rovinate psicologicamente dai riti ‘voodoo’, pratiche di magia nera ad opera del witch craft doctor, lo ‘stregone’. Il fatto è che pur volendo tornare a casa, quelle ragazze avevano paura di essere rifiutate dalle famiglie, ossessionate dai riti voodoo per non aver pagato integralmente il grosso debito contratto con lo ‘stregone’ connivente con i trafficanti e con le maman, cioè le nigeriane che gestiscono il business della prostituzione. Le vittime sono sempre giovanissime, costrette a mettersi in mostra sul ciglio delle nostre strade per adescare clienti che dovrebbero essere ben coscienti di avere a che fare con delle schiave. Durante i giorni della nostra permanenza a Benin City abbiamo chiesto di incontrare il grande Oba e le sue 4 mogli. Sono state loro a rendere possibile l’incontro, sia perché desideravano omaggiare il loro Oba, sia perché volevano metterlo al corrente di questo problema dilagante. Gli abbiamo raccontato della triste situazione di migliaia di giovani donne provenienti in gran parte proprio dall’Edo State, trafficate e sfruttate spesso da donne africane che chiedevano una somma di 50-70 mila euro per poterle liberare dai riti voodoo cui le avevano costrette.

Eravamo ben coscienti del fatto che le madam che tornavano in Nigeria per le loro visite, ostentando grandi ricchezze e portando omaggi al grande Oba per chiedere la sua benedizione, lo facevano sulla pelle delle giovani sfruttate. Doni che grondavano sangue. L’Oba era rimasto colpito dalla nostra presentazione, ma si è limitato a sottolineare che anche da parte nostra c’era complicità perché gli uomini italiani compravano i corpi delle vittime. Aveva ragione. Al grande Oba, già anziano, è poi succeduto il figlio Ewuare II, figura molto autorevole che ha ricoperto l’incarico di ambasciatore della Nigeria in Angola, Svezia e Italia e ha lavorato anche alle Nazioni Unite. Fin dal suo insediamento nel 2016 ha collaborato con il governatore dell’Edo State e con l’agenzia locale contro la tratta di persone, il Naptip. La sua recente presa di posizione riguardo all’abolizione dei riti voodoo per punire coloro che volessero usare questi metodi per guadagnare soldi è stato un atto coraggioso. Durante una grande cerimonia ha liberato tutte le vittime di questi giuramenti tradizionali da qualsiasi coercizione. L’effetto è stato dirompente: tutte le nostre ragazze hanno chiesto se è vero che non dovranno più pagare il terribile debito. E hanno esultato alla risposta affermativa: finalmente sono libere.

Purtroppo negli ultimi cinque anni a causa della crescente domanda da parte di clienti italiani, dei moltissimi arrivi via mare e del crescente numero di richiedenti asilo politico la situazione sulle nostre strade si è aggravata. Attualmente le cifre della tratta di ragazze nigeriane sono esplose: solo negli ultimi 24 mesi ne sono sbarcate sulle nostre coste 15.600, tutte giovanissime, analfabete e spesso incinte. Vorrei lanciare una sfida provocatoria. Per bloccare l’esodo delle donne dalla Nigeria verso l’Europa, dove sono costrette a vivere in schiavitù, l’Oba ha infatti emanato una legge che punirà severamente coloro che non l’adempiranno, siano essi gli ‘stregoni’ con i loro riti intimidatori, come pure le madame che lucrano su migliaia di tante giovani messe sulle strade per essere usate come merce, usa e getta. E a questo punto mi domando: quando sarà il giorno in cui il governo di un Paese di cultura cattolica come il nostro affronterà seriamente il problema della prostituzione con una legislazione adeguata, capace cioè di considerare ‘reato’ la richiesta di sesso a pagamento, come è già stato fatto, con buoni risultati, in alcuni Paesi europei? Come possiamo parlare di un Paese civile ed emancipato quando sulle nostre strade vengono usate, abusate e distrutte, di giorno e di notte tra le 70 e le 100 mila giovani straniere?

Papa Francesco, parlando lunedì 19 marzo a un gruppo di 300 giovani provenienti da tutto il mondo per offrire il loro contributo alla preparazione del Sinodo dei giovani, ha ascoltato la testimonianza di una giovane nigeriana che si chiedeva: «Caro Papa, quello che più mi inquieta è proprio la domanda, i troppi clienti e molti di questi sono cattolici. Mi chiedo e ti chiedo: ma la Chiesa, ancora troppo maschilista, è in grado di interrogarsi con verità su questa alta domanda dei clienti?». Purtroppo questa terribile piaga non solo distrugge il nostro tessuto sociale, ma pure le nostre famiglie e i nostri giovani. Non serve nascondere la prostituzione nelle case chiuse o nei supermercati del sesso a pagamento per sanare una società malata ed egocentrista. Solo salvaguardando la dignità di ogni persona creata a immagine di Dio e non trattata come merce potremo creare una società che abolisce ogni forma di schiavitù, per sentirci e riconoscerci membri della grande famiglia umana voluta da Dio.

Missionaria della Consolata e presidente dell’Associazione «Slaves no more – Mai più schiave»

Prostituzione, la tratta delle minorenni africane tra mafie e social network

Le parole del Papa contro il traffico di esseri umani rompono il silenzio su un fenomeno drammatico. Sempre più giovani sulle strade, l’impegno delle organizzazioni cattoliche .

FRANCESCO PELOSO
ROMA

È una ragazza fra i 14 e i 20 anni, vive da sola o in una famiglia che ha problemi economici, spesso nel sud della Nigeria; viene avvicinata da una “maman” sui 40 anni, una donna dall’aspetto benestante che la invita ad andare in Europa dove troverà lavoro e facili guadagni. Oppure viene contattata all’interno di una delle tante chiese pentecostali sorte di recente dove pensa di trovare un ambiente sicuro, può essere un donna a parlargli o anche un «pastore». A volte viene illusa attraverso un messaggio via Facebook o Whatsapp di un futuro «fidanzato» che l’aspetta in Italia e ha già fatto domanda d’asilo e la invita a raggiungerla. In altri casi, invece, viene sottoposta a rituali magici durante i quali farà promesse che non potranno essere spezzate altrimenti succederà qualcosa di brutto a lei o ai suoi familiari.