Prostituzione, autogol del Veneto – AVVENIRE – 15 febbraio

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Rassegna stampa eventi Santa Bakhita

Clicca su questo link per visualizzare la rassegna stampa degli eventi in occasione della ricorrenza di Santa Bakhita, prima santa schiava della storia:

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Giornata internazionale di preghiera e riflessione contro la tratta di esseri umani – Ass. Papa Giovanni XXIII

SAVE THE DATE

8 e 9 febbraio, eventi a Roma, Verona, Piacenza, Genova

L’8 febbraio ricorre la Giornata internazionale di preghiera e riflessione contro la tratta di esseri umanipromossa dalla rete Talitha Kum ed istituita da papa Francesco in memoria di Santa Bakhita, schiava sudanese di 7 anni, divenuta poi suora canossiana e proclamata Santa nel 2000.La Comunità Papa Giovanni XXIII (Apg23) aderisce all’iniziativa e promuove eventi di sensibilizzazione a Roma, Verona, Genova e Piacenza: 

8 febbraio – Roma, Basilica di S.Antonio, via Merulana 134 – ore 18 
Adesione alla veglia di preghiera organizzata da Thalita Kum con testimonianze degli operatori di strada Apg23.

8 febbraio – Verona, Tempio Votivo – ore 16.45 
Veglia di preghiera e sensibilizzazione con la presenza del Patriarca di Venezia Mons. Francesco Moraglia ed i vescovi di Verona, Vicenza, Adria-Rovigo, Trento. Aderiscono Caritas ed Azione Cattolica del Triveneto. Fra le testimonianze, parla un cliente del sesso a pagamento.  Volantino 

8 febbraio – Genova, Chiesa di Santa Maria di Castello – ore 18 
Serata di sensibilizzazione per le vittime di tratta con proiezione del docufilm “HOW MUCH?…”. Alle 19.30 Santa Messa celebrata dal Vescovo Niccolò Anselmi.

9 febbraio – Piacenza, corso V. Emanuele – ore 16.45 
Fiaccolata e performance artistiche, con la testimonianza di Don Mario Zacchin che in carcere ha incontrato clienti condannati per l’omicidio di donne vittime di tratta; conclude la Santa Messa celebrata dal Vescovo Gianni Ambrosio.

Ufficio stampa: Marco Tassinari, 328.1187801

Jennifer Omoruyi: come sono uscita dalla tratta 07/12/2018

Puntata del 7 Dicembre della trasmissione Nemo in cui è stata ospite una vittima uscita dalla violenza della prostituzione, accompagnata da Fabiana, volontaria della Comunità Papa Giovanni XXIII. Per rivedere la testimonianza di Jennifer clicca sul link riportato qui sotto:

https://www.msn.com/it-it/video/tv/jennifer-omoruyi-come-sono-uscita-dalla-tratta-07-12-2018/vp-BBQEWbG

Un film per prevenire la tratta dalla Nigeria – corriere.it

Sarà una conferenza stampa particolare quella che domani alle 13 si svolgerà nella sala stampa del Senato: con le associazioni religiose attive nel contrasto contro la tratta di esseri umani insieme al centro sociale Spin Time Lab all’Esquilino. Andrea Alzetta, leader dei movimenti per le occupazioni delle case, sarà al fianco di Suor Eugenia Bonetti, presidente dell’associazione «Slave no more», attiva dal 2012 nel contrasto alla tratta di esseri umani e Don Antonio Porcellato, Vicario Generale Sma ( Società Missioni Africane). Occupanti, preti e suore insieme per un progetto molto ambizioso da realizzare a Roma: uno sportello per tutte le ragazze migranti, con particolare attenzione alle nigeriane vittime della prostituzione.

«Lo vedranno anche in Nigeria»
Nell’ambito della conferenza stampa verrà lanciata l’iniziativa di venerdì 16 novembre alle 19 all’Auditorium del centro sociale dove sarà presentato il documentario «How Much…», realizzato da Antonio Guadalupi e Padre Francis Rozario: con un dibattito cui parteciperanno anche donne migranti. «Sei ragazze nigeriane raccontano di come siano state catturate dalle false promesse dei trafficanti, degli obblighi all’obbedienza al rito wodoo e una volta giunte in Italia, dell’infernale circuito della prostituzione – racconta Guadalupi- le testimonianze sono state raccolte in case famiglia sparse in tutta Italia dove le ragazze sono ospitate dopo essere state salvate grazie al lavoro di alcune organizzazioni laiche e religiose che operano per il contrasto della tratta. Lo scopo del documentario è informare le potenziali vittime del traffico criminale e le loro famiglie dei pericoli gravissimi che si corrono durante il viaggio, dall’attraversamento del deserto fino alle coste dell’Europa, e le effettive condizioni di vita che attendono le ragazze una volta raggiunta l’Italia. Il documentario sarà distribuito in Nigeria oltre che dai Padri Sma lì presenti, anche da varie organizzazioni religiose e di volontariato laico per assicurare la più ampia e capillare copertura informativa. How Much… è dedicato a tutte le vittime della tratta di esseri umani e a tutti coloro che sono impegnati a combattere gli schiavisti del XXI secolo».

La storia a lieto fine di Sonia
Il progetto nasce per mettere fine a storie orribili come quella di Sonia, salvata dagli operatori della Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi nel 1968,impegnata a livello nazionale nell’accoglienza e nel reinserimento lavorativo di donne e minori che vogliono ritrovare la dignità perduta. E che dal 1996 ad oggi ha aiutato oltre 7.000 donne a liberarsi dala schiavitù della strada. Sonia aveva solo 16 anni quando ha lasciato la sua terra, la sua famiglia, la scuola. Pensando di trovare una vita migliore al di fuori della Nigeria, sostenere la sua famiglia che non aveva il necessario per vivere e sua sorella negli studi, è stata inglobata nel flusso dei profughi fino alla Libia e qui adescata per essere una delle tante prostitute minorenni ridotte in schiavitù nei bordelli libici. Dopo essere stata violentata e torturata per tre mesi, il suo percorso di tratta è continuato sui barconi verso le coste italiane fino alla destinazione finale: la prostituzione sulle strade del Lazio. Altri 5 mesi di violenze sulla Nettunense. Ma oggi è finalmente libera.

Per saperne di più, vai al link www.apg23.org/it/post/un-film-contro-la-tratta.html

 

 

La prostituzione? Non è mai una scelta! – newsrimini.it

Un centinaio. Tante sarebbero le “lucciole” che si “accendono” ogni notte lungo le strade di Rimini. Numeri della Polizia Municipale di Rimini avvallati anche dal Servizio della APGXXIII che scende in strada a portare un aiuto a queste donne.

Le nazionalità sono diverse: molte dell’Europa dell’Est alle quali si aggiungono donne cinesi e nigeriane. Identificati anche transessuali brasiliani e peruviani. Appena due le donne italiane. Le zone interessate sono le “storiche” della Statale 16 e il lungomare; mentre tra le zone emergenti ci sono quelle della chiesa di San Nicolò e territori periferici come Viserbella (dove stazionano quattro ragazze). Perfino l’incrocio tra la Tolemaide e la Statale Adriatica si è “ripopolato” di ragazze giovanissime.

Tutte donne che vengono addittate così: “Lo fanno volontariamente”. Esattamente com’è capitato a Rachel Moran. “L’avevo scelto, sì, ma stavo impazzendo”.

La Moran ha avuto una vita molto difficile. Questa americana dagli occhi di ghiaccio e dallo sguardo che pare senza emozioni, non si nasconde e non cerca scuse. Mentre parla e racconta, il suo volto non esprime emozioni? L’espressione neutra che l’accompagna, è una “capacità” di dissociarsi dalla realtà che assicura è “abilità piuttosto comune tra le prostitute”. Lo ha raccontato a Rimini, nell’evento organizzato dalla papa Giovanni XXIII, ad una Sala del Giudizio piena e silenziosa, quasi rapita dalla sua storia. Quella di una ragazza che a soli 15 anni ha cominciato a prostituirsi sulle strade di Dublino, lei scappata di casa e senzatetto. La sua drammatica vicenda è diventata un libro, Stupro a pagamento, giudicato da Jane Fonda “Una prova inconfutabile del perché la prostituzione non dovrebbe mai essere regolamentata”. Nelle parole della Moran c’è tutta la lucida, dolorosa ed emozionante capacità di descriversi e di sfatare con precisione analitica i miti sulla prostituzione.

Una vita difficile, la sua. Cresciuta in una famiglia problematica (padre affetto da bipolarismo e poi suicida e una madre schizofrenica), Rachel vive un’infanzia segnata da povertà ed emarginazione. Lei e i fratelli vivono di elemosine, per gli abitanti del quartiere sono “gli zingari”. Rimane orfana di padre ed è affidata ad una famiglia da cui scappa. La fuga per la libertà si rivela una trappola: diventa senzatetto, vive di espedienti, incontra il ragazzo che la spingerà a prostituirsi.
Per sette, infiniti anni Rachel – finita pure nel vortice delle droghe – frequenta la strada, i bordelli, gli hotel di lusso. Il risentimento crescente e il senso di vergogna la perseguiteranno per molti anni, una sensazione molto più difficile da sconfiggere del dolore.

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Redazione RiminiSocial 2.0

25 ottobre – Università di Bologna SOPRAVVIVERE ALLA TRATTA

Link al Telegiornale di Nettuno, edizione serale dell’Evento del 25 ottobre all’Università di Bologna SOPRAVVIVERE ALLA TRATTA in cui è stata presentato la Campagna “Questo è il mio corpo”.

Pescara, Montesilvano e Francavilla: 15 ragazze salvate in 4 anni – il Centro.it

«Nessuna donna nasce prostituta, c’è sempre qualcuno che ce la fa diventare». Pier Giovanni (nome di fantasia), uno degli addetti della comunità Papa Giovanni XXIII, si affida alle parole del…

«Nessuna donna nasce prostituta, c’è sempre qualcuno che ce la fa diventare». Pier Giovanni (nome di fantasia), uno degli addetti della comunità Papa Giovanni XXIII, si affida alle parole del fondatore, don Oresti Benzi, per spiegare ciò che vive sulla sua pelle. Con altre persone, uomini e donne, incontra di sera le prostitute e una comunità di transessuali che lavorano tra Pescara, Montesilvano e Francavilla, per convincere chi si prostituisce a tornare ad una vita normale. Lo fa da 4 anni e in questo periodo hanno lasciato il marciapiedi «una quindicina di ragazze, tra nigeriane, romene e bulgare»: sono andate in comunità, dove «imparano l’italiano e un lavoro vero, oltre ad ottenere un supporto psicologico». Oppure sono tornate nel paese di origine, «come accaduto a una spagnola incinta che voleva abortire e poi ha tenuto il bambino, oppure a una romena che si è confessata per la prima volta dopo essere rientrata a casa». Sono quasi tutte giovanissime, racconta Pier Giovanni, «qualcuna è minorenne, anche se non lo dicono. E non ammettono di essere sfruttate anche se, stando in strada, notiamo alcune auto che passano e ripassano, per controllarle. E vediamo che si allontanano dopo aver ricevuto delle telefonate. A volte sono sfruttate dal marito e non riescono a liberarsi». Arrivano e restano in strada per motivi diversi tra cui anche «l’ignoranza, la povertà, la paura delle conseguenze di riti vodoo in base ai quali possono abbandonare la strada senza subire conseguenze negative solo pagando cifre consistenti». Le unità di strada, usando un approccio «laico», provano a convincerle a lasciare «il marciapiedi e anche l’alcol e la droga a cui ricorrono». E le reazioni? «Da noi si sentono trattate alla pari, apprezzano la nostra amicizia». (f.bu.)

ANCHE IL SUD AFRICA SI AVVIA VERSO IL MODELLO NORDICO – CON UNA PROPOSTA DI LEGGE CHE HANNO CHIAMATO “ LEGGE PER L’UGUAGLIANZA”

Si stima che circa 150.000 donne in Sud Africa siano coinvolte nella prostituzione, anche si altre stime dichiarano che questa cifra sarebbe molto più alta. La stragrande maggioranza di coloro che sono coinvolte nella prostituzione lo fa per mancanza di altre opzioni valide per il proprio sostentamento, tutto il contrario di una “libera scelta”Alcuni dei connotati , tra cui genere, razza, etnia, classe, situazione socioeconomico, mancanza d’istruzione ed l’esperienza di abusi sessuali da bambine, rendono queste donne più suscettibili allo sfruttamento dell’industria del sesso.


Il governo sudafricano sta studiando le possibili opzioni per la regolamentazione riguardante la prostituzione da oltre due decenni. Nel maggio del 2017, il Ministro di Giustizia ha pubblicato il rapporto del Comitato per la riforma della legge sudafricana (SALRC) sul progetto 107 – sulla prostituzione degli adulti. Questo rapporto ha fornito due opzioni per la prossima legge: criminalizzazione totale o depenalizzazione parziale della prostituzione. La totale criminalizzazione della prostituzione criminalizza chiunque sia coinvolto nell’industria del sesso (da: chi vende sesso, chi lo acquista e i terzi che si beneficiano cioè papponi e proprietari di bordelli).


La criminalizzazione totale fornirebbe anche programmi per il reinserimento nella vita lavorativa per coloro che sono stati coinvolti nel mercato del sesso. Questi programmi di recupero delle capacità lavorativa esige che i colpevoli ammettano di aver commesso un crimine e di passare attraverso i programmi speciali invece di passare il tempo in prigione.


Depenalizzazione parziale, nota anche come Legge per l’Uguaglianza, considera la prostituzione come una forma di violenza basata sul genere (GBV) e criminalizzerebbe solo coloro che sfruttano gli altri per mezzo della prostituzione cioè: compratori e terze come magnaccia o papponi e proprietari di bordelli. Punta alla domanda che determina la vendita di sesso, piuttosto che alle donne che sono le vittime di GBV mentre stanno nel mercato del sesso.


Si ritiene che questo metodo riduce anche i numeri della tratta di donne e bambine con fini allo sfruttamento sessuale provocando un ambiente non più conveniente per i trafficanti di donne da prostituire. La Legge per l’Uguaglianza prevede anche creare risorse per la uscita delle persone della prostituzione, come assistenza sanitaria, rappresentanza legale, formazione e riqualificazione professionale, aiuti per ricercare alloggi, ecc. compratori e terze parti come i protettori e i proprietari di bordelli. Mira a perseguire il domandante e lo sfruttatore della vendita di sesso, piuttosto che alle donne che sono vittime di GBV che lo vendono. Sanitaria, rappresentanza legale, formazione professionale, ricerca di alloggi, ecc.


La Legge per l’Uguaglianza è già stata implementata in diversi paesi in t Europa. Questo modello è noto per essere stato implementato con successo nei paesi nordici (il primo ad adottare questo modello è stata la Svezia nel 1999), è stato adottato anche da altri paesi, alcuni dei più recenti sono Francia, Irlanda e Israele . Si il Sudafrica adotta la legge per l’Uguaglianza, sarà il primo paese in Africa a farlo.


Attualmente la legge del Sudafrica relative alla prostituzione è la piena criminalizzazione di tutti gli intervenienti nella compravendita di prostituzione, sia acquirenti che venditori.


Le donne prostituite spesso subiscono violenze fisiche, emotive e sessuali, che possono essere altamente traumatiche e portare gravi problemi di salute emotiva e fisica, oltre che alla morte delle prostituite. È abbastanza comune per le prostituite sperimentare lo stupro da parte dei puttanieri. La percentuale degli omicidi di donne nella prostituzione è significativamente più alto di quello della popolazione generale.


Gli effetti dannosi per la salute emotiva della donna prostituita possono essere molto gravi. Uno studio pubblicato con il titolo Prostituzione e tratta in nove paesi: un aggiornamento sulla violenza e il disturbo da stress post-traumatico ha rilevato che “la prostituzione crea molteplici traumi:: il 71% delle donne prostituite è stata aggredita fisicamente; Il 63% è stata stuprata; L’89% delle prostituite intervistate voleva uscire dalla prostituzione, ma non aveva altre opzioni lavorative che li permettessero di sopravvivere. “


Spesso le vittime prostitute avevano sperimentato diverse forma di GBV prima di essere sfruttate nel commercio del sesso. Le vittime di GBV durante la loro infanzia hanno maggiori probabilità di cadere in comportamenti sessuali rischiosi, compresa la prostituzione. Gender Links, un’organizzazione per i diritti delle donne sudafricane ha condotto uno studio sui tassi di GBV in quattro province del Sud Africa. Secondo questo studio sui legami di genere, “il 77% delle donne a Limpopo, il 51% a Gauteng, il 45% a Western Cape e il 36% a KwaZulu-Natal avevano sperimentato una qualche forma di GBV nella infanzia”.

Gli effetti del GBV vissuti dalle vittime prostituite indicano che la prostituzione è una delle forme di GBV, e le donne sudafricane (e in particolare le donne di colore sudafricane) sono ad alto rischio. Le vittime dello sfruttamento non dovrebbero essere criminalizzate, ma dovrebbero essere presi di mira solo coloro che sfruttano.

Le donne in Sudafrica sono particolarmente vulnerabili e a rischio di cadere vittime della prostituzione per molteplici motivi. Le donne di colore che vivono nel Sud Africa del “post-apartheid”, in particolare donne nere e anche di colore, continuano a sentire oggi gli effetti collaterali del Movimento Nazionalista Bianco che li ha private della maggior parte dei loro diritti da oltre mezzo secolo. Questa disuguaglianza nel paese persiste per molti, ma le donne in particolare sentono maggiormente questi effetti. Ciò porta le donne a essere più vulnerabili a i fattori di rischio che fanno sì che molte di loro ricorrano alla vendita di sesso per sopravvivere.

Inoltre, il Sudafrica ha un tasso di disoccupazione del 27,7%, comunque questi tassi di disoccupazione variano a secondo i gruppi razziali e generi di appartenenza. Secondo il Lynsey Chutel di quarzo dell’Africa i neri sudafricani hanno un tasso di disoccupazione del 31,4% o più, seguiti da le persone di colore con il 22,9%. Inoltre, le donne sudafricane hanno la percentuale più alta di disoccupazione, con il 52,5% delle donne di età compresa tra 20 e 24 anni. Questi elevati percentuali di disoccupazione si traduce in uno status socioeconomico basso, rendendo particolarmente difficile per le donne sudafricane guadagnarsi i soldi necessari per sostentamento di se stesse e delle loro famiglie.

Le donne sudafricane hanno un alto tasso di GBV che possono portare a maggiori possibilità di comportamenti sessuali a rischio, compresa la prostituzione. È importante sottolineare che gli abusi fisici e sessuali non sono le uniche forme di GBV che molte donne sperimentano. Ukutwala, o il rapimento e il matrimonio forzato di ragazze e giovani donne viene molto praticato in Sud Africa. Spesso, quando accade questo, alle ragazze viene impedito di finire la propria istruzione scolastica, portandole a dipendere finanziariamente dai propri rapitori diventando ancora più vulnerabili e alla fine devono ricorrere alla prostituzione per sopravvivere. Non è insolito per le ragazze avere un “benefattore”, noto anche come un “babbo di zucchero”, con il fine di avere un sostegno finanziario. Però questo sostegno finanziario spesso si risolve con scambi di favori sessuali, che portano a queste giovani donne a essere manipolate da questi papponi, rendendo le ragazze vulnerabili anche al traffico di donne con fini allo sfruttamento sessuale.

Questa disposizione è considerata da molti come una forma di GBV, e viene etichettata come “prostituzione dello stile di vita”.

Lo status socioeconomico basso rende molto spesso impossibile l’accesso all’istruzione. Anche le gravidanze in età adolescenziale (alcune delle quali causate per gli stupri) possono portare le ragazze a rinunciare alla scuola. Queste forme di disuguaglianza di genere derivano da una società patriarcale in cui le donne sono disuguali agli uomini e questa disuguaglianza è profondamente aggravata dalla povertà e dalla razza. Questo squilibrio di potere tra i sessi crea un pregiudizio sistematico nei confronti delle donne, portando a queste a i fattori di rischio che fanno sì che le donne siano sfruttate dagli uomini attraverso la prostituzione .


L’attuale legge del Sud Africa sulla prostituzione è la criminalizzazione totale, che però non ha portato alla riduzione del commercio sessuale nel paese. Si non altro, ha portato le donne a dovere da sole affrontare grandi sfide nei loro tentativi di uscire dalla prostituzione, rimanendo così intrappolate in un giro di sfruttamento. La criminalizzazione non considera l’oppressione sistemica che porta le persone a diventare vittime del sistema prostituente. Si mai, rende queste persone ancora più vulnerabili alla discriminazione. E la stigmatizzazione di chi è costretta a vendere sesso è molto comune, rendendo molto verosimile la discriminazione nei confronti di questo gruppo da parte di tutti gli altri . Quando vengono arrestate le prostituite cioè coloro che vendono sesso, ricevono un background da criminali, rendendo quasi impossibili le loro possibilità d’ottenere un impiego normale. La criminalizzazione non affronta le questioni di GBV, le disuguaglianza socioeconomica, le disuguaglianza razziale, ecc., Che portano molte a prostituirsi per sopravvivere. A causa di ciò, è molto probabile che le vittime quando escono della prigione devono fare ritorno alla prostituzione per la loro continuativa mancanza di risorse per mantenersi.

La criminalizzazione della prostituzione esacerba lo squilibrio di potere tra uomini e donne nella società sudafricana. In Sud Africa, è comune per le vittime di prostituzione subire abusi da parte di agenti di polizia. Anche le donne comuni subiscono abusi fisici, sessuali ed emotivi da parte dei membri delle forze di polizia. Quando vengono arrestate, le vittime prostituite vengono raramente processate nei tribunale. Spesso le vittime prostituite vengono fatte uscire di prigione in cambio di favori sessuali. Ciò impedisce alle vittime di avere un processo equo e difendersi, lasciandole con i precedentipenali e nessuna possibilità di lottare e diffendersi nei tribunali.

La legge sulla uguaglianza mira strategicamente allo squilibrio di potere tra i generi che porta alla prostituzione e tratta coloro che sono vittime della loro situazione, piuttosto che i veri criminali che sono gli stessi sfruttatori e beneficiari del negozio del sesso . La legge sull’uguaglianza dovrà prevedere necessariamente i fondi riguardanti i diversi fattori che portano le persone a cadere vittime della prostituzione. L’addestramento a nuove competenze fornirà alle vittime la possibilità di trovare un lavoro e la rappresentanza legale per aiutarle a rimuovere i loro ingiusti precedenti penali. Indirizzando la penalizzazione per colpire la domanda di prostituzione piuttosto che le vittime prostituite, porterà a una situazione in cui le donne non dovranno più subire anche gli abusi delle forze dell’ordine. Creando le condizioni in cui coloro che subiscono abusi hanno la possibilità di denunciare i loro abusanti e quando necessario anche alla polizia senza temere le conseguenze.


Alcune persone sostengono che i programmi di ricupero richiesti nel sistema della criminalizzazione totale sebbene aiutano le donne a fuggire dalla prostituzione, ma ci sono molteplici problemi con queste prospettive. Il primo problema è che anche si bene nei programmi di recupero erano inclusi nell’attuale legislazione, è vero però che lo Stato del Sudafrica non ne aveva creato manco uno. Naturalmente, se queste donne non sono giudicate da un tribunale imparziale, come prima conseguenza è che non hanno accesso a i “programmi”, nel caso esistessero. In secondo luogo, se questi programmi fossero stati stabiliti, è condizione indispensabile che le vittime prostitute ammettessero di aver commesso un delito per essere ammesse al programma. Confermato che la prostituzione è una forma di GBV, ricordiamo Violenza basata nessuno che ne sia vittima dovrebbe essere costretto a presentarsi in un tribunale per dovere ammettere di aver commesso un crimine che in realtà non ha commesso. Le donne prostituite non sono mai state delle criminali e non dovevano essere trattate come tali. Il terzo problema è che la legislazione attuale così come è stata sanzionata comunque contiene pochissimi progetti di programmi per l’orientamento che dovevano a ogni modo essere gestiti da operatori carenti della sufficiente e necessaria specializzazione nella violenza di genere.

È importante notare che sarà necessario un significativo cambiamento culturale affinché la legge sull’Uguaglianza sia pienamente attuata. A comincia degli ufficiali di polizia maschi, i rappresentanti del governo maschile, le giurie giudiziali, tra l’altro dovranno essere predisposti a perseguire gli uomini così come fino ad oggi perseguono le donne prostituite . Coloro che sono al potere (che sono per lo più maschi) dovranno considerare le azioni degli altri uomini meritevoli di punizione, piuttosto che assumere un atteggiamento tollerante e continuando a dire “dai sono ragazzi saranno solo ragazzate quelle…”. Il primo passo verso questo cambiamento può essere l’attuazione della legge sull’Uguaglianza, in modo che più persone nella società inizino a prendere sul serio questa forma di GBV per contestarla.

Nota dell’autore: Il governo sudafricano ha chiesto la partecipazione del pubblico, cioè dei i cittadini per l’analisi di come si può, ridurre al minimo il grave problema della prostituzione nella società sudafricana. Nel 2017, ho lavorato con Embrace Dignity , (un’organizzazione che promuove l’abolizione della prostituzione), per l’approvazione della Legge sull’Uguaglianza, per creare consapevolezza nella comunità sulla prostituzione e la tratta degli esseri umani in Città del Capo e dintorni. Fornendo anche sostegno alle donne in tutto il processo per l’uscita dalla prostituzione, collegandole alle risorse necessarie per impedire a loro di dovere ricorrere nuovamente alla prostituzione per sostenersi finanziariamente. L’Associazione Embrace Dignity ha creato anche un movimento delle sopravvissute chiamato Kwanele (“abbastanza è abbastanza”) che ha stesso il Manifesto delle Sopravvissute e anche loro collaborano per fare la pressione politica necessaria per l’approvazione della legge sull’Uguaglianza. Kwanele ha 

oltre 1000 sopravvissute coinvolte in cinque province del Sud Africa. Embrace Dignity ha partecipato attivamente anche nel dibattito pubblico per la proposta di legge, incontrandosi frequentemente con le figure chiave nei dibattiti come i politici del Congresso Nazionale Africano, l’Alleanza Democratica, le Forze della Polizia Sudafricana, i Membri dell’Unione, i dirigenti ecclesiastici, tra molti altri con l’obiettivo di creare un gruppo di lavoro e sostegno esterno per portare le legge alla sua approvazione . Durante il mio periodo di volontariato con Embrace Dignity, ho imparato molto delle esperienze vissute delle donne sudafricane quando sono state sfruttate nel mercato della prostituzione. Il Sudafrica potrebbe essere il primo paese in Africa a passare con la sua “Legge sull’Uguaglianza”, lavorare in questo modo per proteggere le vittime della prostituzione.

Savannah Estridge ha lavorato come ricercatrice per i diritti umani; è attivista per la comunità dei giovani pressoEmbrace Dignity a Città del Capo, in Sudafrica. Savannah era anche un facilitatore per il empowerment delle giovane della comunità nel Corpo di Pace Peace Corps. Attualmente sta conseguendo il suo Master of Science in Global Affairs presso la New York University.

Si prega di notare che le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente quelle tratte della interpretazione dei fatti dei nostri autori, non di Political Insights, che non hanno ancora posizioni istituzionali.