INTERRIS – Il falso mito delle professioniste del sesso – di Manuela Petrini 20/01/2017

“La libertà di quell’uomo che vuole fare sesso a pagamento ha più valore della libertà di quella donna che viene costretta a prostituirsi?”. E’ questa la domanda che l’Onorevole Caterina Bini ha posto a tutti i partecipanti al convegno “Contro la schiavitù della prostituzione”, che si è svolto il 19 gennaio nella Sala Aldo Moro della Camera dei Deputati, a Roma, a cui hanno preso parte alcune organizzazioni sia del panorama nazionale che internazionale. Tra i relatori Taina Bien Aime della Coalition Against Trafficking in Women International, Agnete Strom per la Women’s Front, Gregoire Thery della CAP International, don Aldo Buonaiuto dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII ed altre personalità.

Sfruttate, vendute, seviziate, abusate ancora prima di essere costrette a prostituirsi. E poi, oltre al danno la beffa: picchiate se non “guadagnano” abbastanza soldi. E’ quello a cui vanno incontro le oltre 100 mila donne – per la maggior parte straniere, e in molti casi minorenni – che sono obbligate a vendere il loro corpo sui viali a luci rosse delle città italiane.

La proposta di legge

Proprio per mettere fine a questa spirale di violenze e per debellare in maniera definitiva la prostituzione, l’Onorevole Bini, del Partito Democratico, lo scorso luglio ha presentato una proposta di legge, di cui è prima firmataria, nella quale chiede che venga modificato l’articolo 3 della legge 20 febbraio 1958 per introdurre sanzioni per chi si avvale di prestazioni sessuali di soggetti che esercitano la prostituzione. “Questa proposta di legge è nata dall’incontro con l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII e dal confronto con i ragazzi dell’Agesci – ha spiegato la Bini -. Sulla prostituzione si va per luoghi comuni, i dati sono una materia oscura, sepolta dalla criminalità organizzata che gestisce a proprio piacimento i corpi delle donne”. Di questa proposta di legge l’Onorevole Bini ha parlato a In Terris.

Quale è il senso di questa iniziativa?

“Il senso dell’iniziativa è contrastare la domanda, perché nel momento in cui si riduce la domanda, come la prima legge dell’economia, anche l’offerta tende a calare. Siccome la legge Merlin punirebbe, uso il condizionale perché è d’obbligo, lo sfruttamento, la prostituzione minorile, l’adescamento e l’induzione alla prostituzione, che sono i veri temi che ci interessa colpire, ma nei fatti non ha funzionato, per ridurre lo sfruttamento l’unico modo è far sì che non ci sia più domanda, in modo che anche l’offerta vada a calare e gli sfruttatori non trovino più mercato”.

Quale è l’obiettivo?

“L’obiettivo è punire il cliente perché noi consideriamo la donna che è sulla strada una vittima. I dati ci dicono che dove la prostituzione è stata legalizzata questo non ha funzionato. Questo non lo diciamo noi, ma il governo tedesco e il sindaco di Amsterdam che considerano falliti i loro modelli di legalizzazione, perché lo sfruttamento che doveva essere debellato, nei fatti, è ai massimi europei e internazionali. Questo perché gli sfruttatori poi si spostano dove c’è più domanda. E non è vera l’idea per cui dove ci sono le case chiuse o i quartieri a luci rosse le donne si auto-organizzano in forma di cooperative autogestite. Questo mito per cui sono una sorta di professioniste che gestiscono il loro corpo in autonomia non si è rivelato vero: loro stanno in vetrina, ma dietro di loro ci sono le organizzazioni criminali. Credo che questo tema vada sollevato con forza, non si può più mettere la polvere sotto il tappeto e bisogna assolutamente far sì che in un Paese civile si affronti questa tematica debellando il tema dello sfruttamento, della tratta e della schiavitù”.

Questo è un argomento legato anche al problema degli enormi flussi migratori, come è possibile in qualche maniera andare a colpire all’origine dello sfruttamento di queste ragazze?

“Sicuramente con più controlli, anche perché queste ragazze ci raccontano poi tutte la stessa storia. Vengono contattate per un lavoro da badante, da colf, da baby sitter, nei fatti si ritrovano in un appartamento picchiate, violentate, messe su una strada e poi finiscono veramente schiave, non hanno più neppure la libertà di dire che sono schiavizzate. Quindi questo ci deve far riflettere. Anche il fatto che la terza industria della criminalità organizzata per fatturato a livello internazionale sia quello della prostituzione, credo che non possa essere più un tema che viene taciuto”.

C’è un confronto a livello europeo sia a livello di legislazione che di forze di polizia?

“Sicuramente un confronto è importante, noi oggi abbiamo a questo convegno tantissimi rappresentati di altri Paesi europei, che ci vengono a spiegare anche come funziona nei loro Paesi. E’ una battaglia anche a livello europeo, con la Svezia che è partita per prima, ma anche la Norvegia e da poco la Francia ha adottato questo modello, il Parlamento europeo ha firmato una risoluzione che invita gli Stati membri ad adottare questo modello. Quindi credo che più ci sia confronto europeo, sia in termini politici e quindi di sensibilizzazione pubblica, sia anche di rapporti tra i ministeri, e quindi anche di relazione tra le forze dell’ordine, più questo è un modello che può avere la sua efficacia”.

Riguardo proprio alla legge, c’è stata una grandissima fretta per esempio per approvare le unioni civili, cosa che poi si è dimostrata riguardare una sparuta minoranza. Su questo problema, invece, che interessa moltissime persone la legge è ferma. Lei ha detto che spera venga approvata entro questa legislatura.

“Non direi che c’è stata fretta sulla unioni civili perché se iniziamo a pensare a quando è stata proposta per la prima volta, era ministro Rosi Bindi, sono passati vent’anni quindi non credo si possa dire che c’è stata fretta. Questa legge è stata presentata a giugno, evidentemente, a questo punto, sono passati solo pochi mesi, contiamo di poterla calendarizzare quanto prima”.

Ce la farete?

“Speriamo, ci lavoriamo con forza e tenacia”.

INTERRIS – Editoriale di Don Aldo Buonaiuto del 20/01/2017

Nel 1989, quando il prete dalla tonaca lisa, don Oreste Benzi, esclamava che le donne sfruttate sui marciapiedi d’Italia erano tutte schiavizzate, riceva derisioni e assalti di ogni genere. Addirittura certi movimenti femministi lo insultavano rivendicando il diritto della donna a prostituirsi. Sono passati 27 anni e oggi, con diverse di quelle femministe, si porta avanti la lotta a favore della donna da liberare dalla violenza sessuale e dalla prostituzione.

Ci sono voluti alcuni decenni per ascoltare, anche da loro, che è una falsa libertà quella di prostituirsi. E quindi oggi le italiane ascoltano la voce di tante altre donne europee – non cattoliche e quindi non del Vaticano – impegnate nei propri Paesi al fine di contrastare i clienti e quindi la domanda della prostituzione. Ieri a Montecitorio ho ascoltato autorevoli esponenti di Svezia, Norvegia, Francia spiegarci il valore supremo della dignità umana, l’incompatibilità della prostituzione con la libertà della persona e soprattutto la violenza che viene sempre espressa quando più uomini ogni giorno chiedono sesso a una stessa donna. E così abbiamo ricordato il dramma che si consuma sulle nostre strade, un fenomeno quadruplicato a causa delle organizzazioni criminali che portano le ragazzine nigeriane nella nostra penisola con l’unico obiettivo di ridurle in macchinette per fare soldi veloci da reinvestire nella compravendita di droga e armi.

Un mercato sciagurato dove il cosiddetto cliente diventa di fatto corresponsabile; infatti è la domanda che produce un’offerta così smisurata e quindi coloro che richiedono persone giovanissime per soddisfare i propri turpi sfoghi sono complici e benefattori del racket. La proposta di legge sulla punibilità del cliente della deputata Bini e della senatrice Puglisi – presentata da entrambe nelle rispettive Camere – è una speranza per chi porta delle catene che da solo non potrà mai spezzare. Lo Stato, il Parlamento deve mettersi dalla parte di chi deve essere liberato e quindi mobilitarsi affinché non ci siano più persone ridotte in stato di schiavitù.

Il contrasto a questa piaga è fondamentale a partire dal cuore, dalla coscienza di ognuno che, al di là delle logiche di partito o altro, dovrebbe chiedersi: e se un giorno le nostre figlie o nipoti dovessero diventare come le vittime abbandonate e sole di oggi? Coloro che vogliono riaprire i bordelli o non conoscono il re20ale fenomeno della criminalità organizzata oppure sono in malafede. L’unica via per liberare le donne schiavizzate dalla prostituzione è unirsi come un vero popolo che sì mette dalla parte di chi è drammaticamente dimenticato. Questa piaga vergognosa può essere realmente estirpata ma ci vuole la volontà; l’Italia può dimostrare di avere lo spirito giusto per farlo senza speculare né investire sugli oppressi… loro, queste creature indifese non possono più aspettare.

CAMERA DEI DEPUTATI – Contro la schiavitù della prostituzione

http://www.womenews.net/:

Il femminicidio nella tratta e nello sfruttamento della prostituzione, grazie alla pressione del movimento internazionale delle donne, è conosciuto ormai non solo dalle vittime: tutti sanno.

Gli infingimenti perpetrati attraverso definizioni e parole ispirate a immagini giocose non riescono più a mascherare la realtà: centinaia di migliaia di schiave, un numero imprecisato di donne e bambini migranti inghiottiti nel nulla attraverso “una tratta nella tratta”.

  La proposta Bini contro la tratta e losfruttamento della prostituzione, ricalca il “modello nordico” all’interno del principio della salvaguardia della libertà femminile sancito dalla legge 75/58 (Merlin)    

L’iniziativa CONTRO LA SCHIAVITU’ DELLA PROSTITUZIONE si tiene Giovedì 19 gennaio Sala Aldo Moro Camera dei Deputati alle  ore 17,00   On. Caterina Bini aprirà i lavori. Seguiranno gli interventi di Najat Vallaud-Belkacem  Ministra Francese per i diritti delle donne ,  Agnete Strom Women’s Front – Norvegia,   Don Aldo Bonaiuto Associazione Papa Giovanni XXIII Roma,   Marie Merklinger Sopravvissuta alla prostituzione attivista di SPACE international, Germania,    Taina Bien-Aime Executive Director of the Coalition Against Trafficking in WomenInternational (CATW, USA),   Stefania Cantatore  UDI (Unione donne in Italia),   Elvira Reale  Associazione Salute Donna   Esohe Aghatise Iroko,

Quante sono le prostitute in Italia, da dove vengono e chi sono i loro clienti – The Post internazionale

The Post internazionale,

Si stima che in Italia ci siano tra le 75mila e le 120mila prostitute, per un fatturato da 90 milioni di euro al mese. Ecco quello che c’è da sapere sul mercato del sesso.

In Italia la prostituzione, vale a dire l’offrire prestazioni sessuali dietro pagamento, non è proibita. Nel nostro paese vige il cosiddetto modello abolizionista, come in gran parte dei paesi occidentali: la prostituzione non è vietata, sono puniti però tutti quei comportamenti collaterali ad essa come il favoreggiamento, l’induzione, il reclutamento, lo sfruttamento, la gestione di case chiuse, la prostituzione minorile, con l’obiettivo di scoraggiare la prostituzione senza proibirla direttamente. Ed è vietata anche la regolamentazione della prostituzione.

Si stima che siano fra le 75mila e le 120mila le prostitute in Italia, e il 65 per cento di queste si prostituisce per strada. Il 37 per cento di loro è minorenne, anche se è difficile fare una stima certa, dal momento che le ragazze tendono a dichiarare un’età maggiore di quella che hanno realmente. I clienti si stimano in 9 milioni. Sono i dati dell’Associazione Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste Benzi, prete in prima fila contro lo sfruttamento della prostituzione.

La regolamentazione della prostituzione in Italia è vietata da una legge approvata dal parlamento italiano nel 1958, la legge n.75, più nota con il nome della sua creatrice, la senatrice socialista Lina Merlin. Si tratta della legge che sancì la chiusura delle “case chiuse”, le case di tolleranza, con l’intento di contrastare lo sfruttamento delle prostitute.

Il dibattito sulla reintroduzione di una regolamentazione della prostituzione è attualmente vivo in Italia. Molte proposte di legge chiedono la legalizzazione della prostituzione, per permettere alle prostitute di iscriversi all’Inps, pagare le tasse e in contributi e in generale rendere più sicuro questo “mestiere” spesso esposto a rischi e pericoli. Molti sindaci hanno proposto l’introduzione di specifiche aree “di tolleranza”, dove consentire l’esercizio della prostituzione entro certi limiti.

In Italia, come nel resto d’Europa, il fenomeno della prostituzione è strettamente legato a quello della tratta di esseri umani. Non è una scelta libera nella maggior parte dei casi, si tratta di vero e proprio sfruttamento. Oltre la metà delle prostitute che si trovano in Italia sono infatti straniere, e sono schiave sessuali, portate in Italia contro la loro volontà e “impiegate” nel mercato del sesso con l’inganno, a volte con la promessa di un lavoro o di una relazione sentimentale.

QUANTO VALE IL MERCATO DEL SESSO IN ITALIA – 90 milioni di euro al mese. È questo l’ammontare degli introiti connessi alla prostituzione in Italia. L’Istat ha analizzato i dati derivanti dalla cosiddetta economia non osservata, l’economia sommersa e derivante da attività illegali.

Queste si distinguono in tre tipologie: produzione e traffico di stupefacenti, prostituzione e contrabbando di tabacco. Nel 2014, l’ultimo anno preso in considerazione dall’istituto di statistica, l’economia non osservata ha avuto un valore di 211 miliardi di euro, pari al 13 per cento del Pil. Il valore aggiunto generato dalla sola economia sommersa ammonta a 194,4 miliardi di euro, quello connesso alle attività illegali a circa 17 miliardi di euro, l’1 per cento del Pil.

Nel 2014, il 14,5 per cento del valore aggiunto complessivo rientrava nell’economia non osservata: le attività illegali incluse nella stima (traffico di stupefacenti, servizi di prostituzione e contrabbando di tabacco) ne rappresentano l’1,2 per cento.

Lo stesso anno le attività illegali considerate nel sistema dei conti nazionali hanno generato un valore aggiunto pari a 15,6 miliardi di euro, 0,4 miliardi in più dell’anno precedente. La crescita del valore aggiunto è principalmente determinata dalla prostituzione (+0,2 miliardi rispetto al 2013) e dal traffico di stupefacenti (+0,1 miliardi).

I servizi di prostituzione realizzano un valore aggiunto pari a 3,7 miliardi di euro (poco meno del 25 per cento dell’insieme delle attività illegali) e consumi per 4,1 miliardi di euro.

Per stimare il valore economico della prostituzione l’Eurostat suggerisce delle tenere conto di diverse tipologie di prostituzione, quella in strada, quella in appartamento, o nei centri massaggi o night-club.

Dieci anni fa, secondo un rapporto del centro studi del Codacons, il fatturato della prostituzione in Italia era stimato in circa 2,86 miliardi di euro. Nel 2007 erano attive sul mercato quasi 70mila prostitute alle quali si rivolgevano 2 milioni e mezzo di clienti. Sette anni dopo, nel 2014, l’ultimo anno di cui sono disponibili dati, il giro d’affari si stima in 3,6 miliardi di euro all’anno, con circa 90mila prostitute e con un numero di clienti che va dai 3 ai 9 milioni di cittadini.

Nel periodo 2007-2014 il fatturato della prostituzione è dunque cresciuto del 25,8 per cento. Il numero dei sex workers, dei lavoratori del mercato del sesso, è aumentato del 28,5 per cento (20mila persone in più), i clienti sono cresciuti del 20 per cento in più, coinvolgendo 500mila persone in più.

Secondo Codacons, negli ultimi anni si sono progressivamente ridotti i numeri delle prostitute che lavorano in strada, che comunque rimangono il 60 per cento del totale. Coloro che invece decidono di lavorare in casa o in una struttura al chiuso costituiscono il restante 40 per cento.

LE NAZIONALITÀ PRINCIPALI DELLE PROSTITUTE STRANIERE – Del totale delle prostitute che operano in Italia, il 55 per cento è costituito da ragazze straniere, provenienti principalmente dai paesi dell’Europa dell’est (Romania, Albania, Bulgaria, Ucraina) e dall’Africa (Nigeria in testa). Vi è inoltre una fortissima crescita di prostitute cinesi, che svolgono prevalentemente la propria attività al chiuso (case, centri massaggi, ecc.). Dalla Nigeria proviene il 36 per cento delle vittime di tratta straniere, dalla Romania il 22 per cento e dall’Albania il 10,5 per cento.

I CLIENTI – la tipologia di cliente che ricorre alle prostitute è diversa a seconda che si tratti di prostituzione su strada o prostituzione via web, ma in generale la clientela è estremamente vasta e variegata, per livello economico, per estrazione sociale, per situazione familiare.

Nel caso della prostituzione da strada il cliente generalmente ha un’età media compresa tra i 35 e i 50 anni, un livello di istruzione basso o molto basso, sposato o con partner regolare, uno o più figli. Nel secondo caso spesso l’età media scende fino ai 25/35 anni, single, senza figli, e con un livello di istruzione medio/alto.

QUANTO COSTANO LE PRESTAZIONI – Mediamente la spesa dei clienti abituali è pari a 100 euro al mese. I costi delle prestazioni sono assai diversificati a seconda del servizio: per una escort si possono pagare anche 500 euro per poche ore e il servizio include anche il ruolo di accompagnatrice. Per un weekend o per una settimana con una prostituta “di lusso” si arriva fino ai 6mila euro e oltre.

Per un rapporto consumato in strada le tariffe possono scendere invece fino a 30 euro, specialmente con prostitute straniere. “Quelle in strada di colore si prendono 20 o 25 di solito, le rumene 20-50 dipende dai casi. In casa si va solitamente dai 100 in su fino anche ai 300-500, alcune però anche in casa si prendono 50, anche italiane, ma è difficile”, scrive un cliente abituale con il nickname Jonny Red su un forum maschile.

LA PROSTITUZIONE VIRTUALE – Negli ultimi anni si è registrata una fortissima crescita della prostituzione via web. Il mercato della prostituzione usa internet sia per pubblicizzare l’offerta che per la presenza del fenomeno delle cam girl, coloro che vengono pagate per esibire il proprio corpo, senza avere un contatto diretto con il cliente.

La prostituzione via web coinvolge oggi circa 18mila persone, ma se si considera chi usa il web per guadagnare solo occasionalmente i numeri possono salire vertiginosamente. Migliaia sono i siti di annunci tramite i quali scegliere una prostituta e prendere contatti con lei per un appuntamento.

“NATALE SULLA STRADA CON LE PROSTITUTE” – VIDEO – CORRIERE.IT

http://video.corriere.it/sarzana-messa-natale-strada-le-prostitute/f79e112e-c9be-11e6-bc56-f60257ccfa3f

Quando Bergoglio salvava le schiave della prostituzione – Il Giornale.it

“A scuola ci hanno insegnato che la schiavitù è stata abolita. Ma sapete una cosa? Era solo una favola! Perchè a Buenos Aires la schiavitù non è stata abolita”

“Non mi piace dire prostitute: quelle ragazze sono schiave della prostituzione. Da prete – ha confidato Bergoglio parlando ai giornalisti sul volo di ritorno dal viaggio in Svezia – ho sempre avuto questa inquietudine della carne di Cristo che continua a soffrire, che viene crocifisso continuamente, e ho lavorato per aiutare nella lotta contro la tratta da vescovo a Buenos Aires e anche da gesuita, quando ero provinciale.

Ricordo il lavoro schiavo in certe industrie dove lavoravano anche i bambini sul terrazzo e poi ce li ho trovati tutti morti perchè non poterono fuggire a un incendio. Contro la tratta delle persone – ha continuato Bergoglio – ho lavorato con due congregazioni: facevamo una messa in piazza e venivano anche non credenti e lavoravamo tutti insieme. E insieme si lavora lo stesso anche in Italia: ci sono tanti gruppi che lavorano, è il volontariato un vostro grande patrimonio dovuto ai parroci, al pari degli oratori. Allo zelo apostolico dei parroci”

A Buenos Aires, in un’omelia molto dura, l’allora cardinale Bergoglio era arrivato a dire: “A scuola ci hanno insegnato che la schiavitù è stata abolita. Ma sapete una cosa? Era solo una favola! Perchè a Buenos Aires la schiavitù non è stata abolita. In questa città la schiavitù continua a essere diffusa sotto altre forme. In questa città le donne vengono sequestrate e sottoposte all’uso e all’abuso del proprio corpo, una violenza che distrugge la loro dignità. Qui ci sono ancora uomini che commerciano in carne umana e ne traggono profitto. I cani vengono trattati meglio dei nostri schiavi! Mandate via di qui quegli aguzzini! Disfatevi di loro!”.

Da arcivescovo di Buenos Aires l’allora cardinale Bergoglio ha aiutato diverse ragazze vittima della tratta, anche nascondendole ai loro aguzzini. Una di queste, di nome Carina, era stata vittima di diverse reti di tratta di persone nei club frequentati da personaggi famosi di Mar del Plata e Buenos Aires. Era stata sequestrata, drogata, violentata e obbligata a spacciare. Ogni volta che cercava di scappare e di denunciare la rete che la sfruttava, nella quale erano implicati anche poliziotti e alti funzionari, precipitava in una situazione ancora peggiore. Fino all’incontro con Bergoglio.

“Quando mi guardò negli occhi vi scorsi qualcosa che non avevo mai visto in vita mia. Uno sguardo santo. Gli spiegai che, secondo me, Dio mi aveva salvato la vita in molte situazioni, ma lui non si mise a ridere. Io ho sempre creduto in Dio, ma quando lo dicevo alle persone che mi stavano attorno tutti mi prendevano in giro, vista la mia situazione”, ha raccontato la donna alla vaticanista argentina Evangelina Himitian. E due mesi fa, quando è stato trovato impiccato nella sua chiesa a La Florida nella provincia argentina di Tucuman padre Juan Viroche, prete antinarcos ucciso per impedirgli di denunciare il sequestro di ragazze minorenni destinate ai nighit club, è emerso che i mandanti sono gli stessi contro i quali si battè Jorge Mario Bergoglio da prete e da vescovo.

E in un messaggio il Papa ha ringraziato per la lettera che gli ha inviato un gruppo di giovani che hanno lavorato con il prete di La Florida e ha detto che il messaggio gli ha fatto “molto bene”. Un impegno quello a favore delle schiave della prostituzione evocato anche in uno dei Venerdì della Misericordia, quest’estate, incontrando a sorpresa venti donne liberate dalla schiavitù del racket della prostituzione, in una struttura romana della Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi. “Io vi chiedo perdono per tutti quegli uomini che vi hanno fatto soffrire”.

Un gesto che ha poi spiegato in un’intervista a TV2000. “Ho pensato – ha confidato Francesco – non solo agli sfruttatori, anche a quelli che pagavano le ragazze: ma non sanno loro che con quei soldi, per togliersi una soddisfazione sessuale, aiutavano gli sfruttatori?”. “Ricordo – dice Francesco – una, dall’Africa: bellissima, giovanissima, sfruttata, era incinta, sfruttata ma anche con bastonate dure e torture: ‘Tu devi andare a lavorarè… E lei, quando raccontava la sua storia – c’erano 15 ragazze, lì, che mi raccontavano le storie, ognuna – mi diceva: ‘Padre, io ho partorito d’inverno sulla strada. Sola. Da sola. La mia bambina è morta”. La facevano lavorare fino a quel giorno, perchè se non portava agli sfruttatori tanto, era bastonata, anche torturata. A un’altra avevano tagliato l’orecchio perchè non aveva portato… Questo è…”

Prostituzione, da Bologna l’appello: “Una legge per punire i clienti” – Repubblica .it

BOLOGNA – Oltre 24mila firme raccolte per una legge che punisca i clienti delle prostitute. A difesa delle donne vittime della tratta e dello sfruttamento. “Vogliamo moltiplicare queste firme”, annuncia Giorgio Malaspina, voce della campagna “Questo è il mio corpo” lanciata dalla Papa Giovanni XXIII per liberare le ragazze costrette a prostituirsi. Per farlo, spiega il referente, “occorre colpire la domanda, così come avviene in paesi come la Norvegia, la Svezia, l’Islanda ed ora anche in Francia”. La campagna, rilanciata oggi in Comune a Bologna, vuole sostenere la proposta di legge, che ha come prima firmataria l’onorevole Caterina Bini, per l’introduzione di sanzioni ai clienti di prestazioni sessuali. La senatrice Francesca Puglisi (Pd) ha annunciato di aver presentato analoga proposta anche in Senato: “Per questo io e la Bini siamo state oggetto di campagne di irrisione. Ma andiamo avanti, c’è una direttiva del parlamento europeo che sostiene la necessità di colpire la domanda. La proposta di legge prevede multe da 250 a diecimila euro e sino a un anno di carcere per chi reitera il reato”. Le prostitute in Italia variano dalle 75mila alle 120mila. Un quarto sono minorenni. “La soluzione al problema non sono le case chiuse, le donne in strada o che si prostituiscono dentro le stanze non sono libere”, insiste Malaspina. “Occorre una legge che introduca la punibilità per il cliente che pagando una prostituta non solo acquista una prestazione sessuale, ma il potere di dominare una donna”.

Una veglia per Christina, morta in strada. Ci sarà anche l’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi domani sera, alle 21, alla veglia che i volontari della papa Giovanni XXIII organizzano per Christina Tepuru, la prostituta romena uccisa in strada sette anni fa a Bologna. La preghiera sarà lì dove fu trovato il cropo, in via delle Serre a Borgo Panigale, in periferia.  “Aveva 23 anni e una figlia di due anni quando è stata ammazzata, me la ricordo, quante volte avevo tentato di portarla via dalla strada, non si può morire di prostituzione”, ricorda Marco Bruno, dell’associazione “L’albero di Cirene” che di notte, coi suoi volontari,  incontra le ragazze che stanno in strada a Bologna. Furono le amiche a fare una colletta per pagare la bara, perchè Christina potesse essere sepolta nel suo paese. “Da quel giorno ogni mese, a novembre, al ricordiamo con una preghiera”.

In dieci anni salvate 166 donne vittime di tratta. A Bologna la comunità Papa Giovanni XXIII ha liberato, da gennaio 2007 a settembre di quest’anno,  166 donne vittime di tratta e di sfruttamento sessuale. Di quest il 54% è di nazionalità nigeriana, il 34% rumena, il 12% viene da altri paesi dell’Est. La maggioranza ha tra i 19 e i 24 anni; il 35% tra i 25 e i 28 anni. “A queste vanno aggiunte numerose ragazze minorenni, tolte dalla strada attraverso il lavoro delle forze dell’ordine ed affidate alla Comunità dai servizi sociali”, spiega Daniela Ercoles della Papa Giovanni. “Il fenomeno della tratta è in espansione perchè oggi gli sfruttatori hanno trovato una via preferenziale nei flussi migratori”.Giovani donne schiave, tutte con la stessa storia: un debito da pagare che varia

dai 30mila ai 50mila euro, costrette a vendere il proprio corpo sotto minaccia di ritorsioni contro la famiglia.

“La violenza contro le ragazze di strada non è una violenza di serie B”, stigmatizza l’assessora comunale alle pari opportunità Susanna Zaccaria. “E nessuna donna – ricorda don Mario Zacchini riprendendo le parole di don Benzi – nasce prostituta, c’è sempre qualcuno che la fa diventare”.

Presentata a Bologna la campagna contro la domanda del sesso a pagamento

Volabo.it

Oggi presso la sala stampa del Comune di Bologna è stata presentata la campagna di advocacy promossa dalla Comunità Papa Giovanni XXIII Questo è il mio corpo ”, che propone l’adozione di strumenti per il contrasto della domanda di sesso a pagamento.

La Comunità Papa Giovanni XXIII è attiva in città dal 1995 con le sue attività contro la tratta. Negli ultimi 10 anni ha liberato 166 donne ; di queste il 54% sono di nazionalità nigeriana, il 34% rumena, il 12% provengono da Moldavia, Ucraina, ex Jugoslavia, Albania. Il 60% delle vittime di tratta hanno un’età tra i 19 e i 24 anni ; il 35% tra i 25 e i 28 anni ; solamente il 5% ha più di 28 anni. A queste vanno aggiunte numerose ragazze minorenni che sono state tolte dalla strada attraverso il lavoro delle forze dell’ordine e del Servizio sociale. Dal 2000 la Comunità è convenzionata con il Comune di Bologna per la realizzazione del progetto regionale “ Oltre la Strada ” per la fuoriuscita, l’accoglienza e la messa in protezione delle donne vittime di tratta.

«Non esiste una violenza di serie A o di serie B. La violenza che subiscono le donne che si prostituiscono è violenza di genere. E’ importante dirlo ora che abbiamo appena ricordato la giornata internazionale contro la violenza alle donne», ha commentato Susanna Zaccaria , assessora alle pari opportunità del comune di Bologna.

«Se ai giovani viene spiegato quello che si cela dietro la prostituzione, cambiano atteggiamento. Non solo, ma diventano protagonisti del cambiamento», ha dichiarato Giorgio Malaspina , referente nazionale della campagna.

«Ho appena depositato al Senato una proposta di legge per la proibizione della prostituzione. Per questa ragione sono stata fatta oggetto di irrisione», è stata la denuncia dell’On. Francesca Puglisi, intervenuta nel dibattito.

Don Mario Zacchini  ha portato il saluto di Mons. Matteo Maria Zuppi; domani sera l’Arcivescovo sarà presente a Borgo Panigale al momento di commemorazione di Cristina, vittima di tratta uccisa nel 2009.

La Comunità Papa Giovanni XXIII da 27 anni lotta al fianco delle donne in schiavitù. Sostiene l’adozione di una legge ispirata al “modello nordico”, adottato anche in Francia, che applica sanzioni ai clienti e che riconosce come vittime le persone che si prostituiscono. Possono aderire alla campagna cittadini, associazioni ed istituzioni. Per approfondire: www.questoeilmiocorpo.org